Campo libero

Si quieta la sera
dopo l’incanto di un inatteso tramonto.
Le nuvole lasciano un varco alla luce
che ora dipinge un angolo scuro di questa stanza.
Nasce un profondo respiro
e gli occhi si staccano dalle pagine scritte di un libro.
I pensieri ritornano a contare le ore che passano,
a raccogliere cocci e pregiate emozioni,
come fossi un mercante che non teme la merce invenduta.
Non si è mai soli quando apri gli occhi alla vita.
La brezza accarezza la sera,
che cala il suo asse di riposo e silenzio
tra questa valle ricca di fatica e di storia.
Quante cose ho cercato
prima di rendermi conto di averle già avute.
Mi abbraccia il rumore del bosco,
mi inebria il suo odore di muschio,
il suo potere che rinsalda la nostra stessa alleanza.
E tutto continua, nonostante le nostre fermate.
Ma non è tutto perso,
quello che accade mentre credi di essere altrove.
.
..

….

Nuvole sparse

Uno schiaffo di felicità,
in una gara dura dove non si può mollare.
Una scia di luce che insegue la luna
sulla superficie di un mare assonnato,
dove l’onda è un calmo respiro.
La guancia arrossata,
come il colore del cuore sopra un disegno,
come il perdersi malinconico di un altro tramonto
che chiude una pagina ormai senza spazio.
E lo sguardo diventa più acuto,
cerca prede in piccoli angoli dimenticati,
ma dove c’è sempre un tesoro nascosto.
E le parole non servono più,
intese semplici in una mano che stringe speranza.
.
..

….

Per gioco

Giocare con le parole,
ģuardandole mute sopra un foglio bianco.
Coprirle con la mano e non vederle più,
anche se riconosciute
e non fanno più paura.
Proseguire il gioco,
rischiando,
dando loro il vestito di una voce
e riempiere il vuoto di una stanza.
Nessuna eco di ritorno,
voce che si perde dentro i muri,
così come nelle rughe della vita.
Eppure più leggere, adesso,
nonostante il loro carico di pioggia.
Ma fuori, nella notte dispettosa,
c’è una luce intensa per i ladri di tesori.
E le ripeto come un mantra,
mentre faccio pace con me stesso…
e non fanno più paura.
.
..

….

Un tempo mascherato

Un tempo lungo che si ribalta,
come genuina terra  sferzata dalla lama di un aratro.
Lo sguardo rimbalza sulla dolce collina
e cala lungo i vigneti spogli,
fino a perdersi nella foschia che risale i prati vicini.
Sulla strada deserta che porta al paese, silenziosi coriandoli,
sparsi come i pensieri che mi accompagnano.
Custodi d’ immagini, di sorrisi e di burle, di profumi di festa e di bambini solari vestiti di sogni.

Respiro da un’antica porta dell’animo.
A noi grandi rimane un agrodolce sapore di tempo
che si ribalta.
.
..

….

Andare non molto lontano… verso l’infinito

Quanto vorremmo in questo viaggio di sola andata, avere in tasca, barando, anche un biglietto di ritorno.
Così da poterlo toccare ogni tanto, sentirne la ruvida presenza, lo spigolo vivo e darci un rapido sollievo, quando tutto traballa ed il binario sembra improvvisamente finire nel vuoto.
Ma no, non è possibile volare senza ali, non è possibile attraversare il mare a piedi ed è per questo che la perfezione della nostra vita non esiste e lascia solo posta all’opportunità. O forse la perfezione stessa sta proprio nella sua irripetibile imperfezione.
A passi svelti, oppure lenti, accanto ad un tempo intransigente ed a volte amico spassionato, ci fermiamo, sorridiamo e ripartiamo; ci fermiamo, piangiamo e ripartiamo. Ci fermiamo e talvolta ci perdiamo.
E c’è chi aspetta sempre un treno che non passerà. E c’è chi aspetta di decidere la meta. Io sono in viaggio da una vita intera e non mi fermerò, neppure adesso che potrei arrendermi, neppure adesso che potrei proteggermi. Ma da cosa? Dalla stessa vita? E che senso avrebbe.
Tu, voi, siete la ragione ed il sentimento, una zona libera in cui lasciare le mie cose ed addormentare quei sogni che profumano ancora d’infinito.
Lo capisci adesso?
.
.
..

….

Respiro

Spazio che si dilata
e respiri,
spazio che si comprime
ed affondi.

Linee non troppo immaginarie,
confini invisibili agli altri
ma ben marcati nella tua testa.
Un passo e sei al di là,
un altro passo e non puoi ritornare.
Un pendolo che oscilla
tracciando solchi per terra.
Assomigliano a rughe del viso,
dove scorrono lacrime e compaiono sorrisi.

Fuggo più in alto, dove c’è buio
e posso vedere le luci tremule in fondo alla valle.
Silenzio, il freddo che punge la pelle scoperta
ed una strana pace che si diffonde nel corpo.

Spazio che si dilata
e respiro.
Una linea che si cancella.
Una ruga rivela un sorriso.
Ritorno.
.
..

….

Quel che non vedo

Nel buio, senza un volto.
Un lieve tocco sulla pelle
e sensazioni che riconosco,
mappa di una terra conosciuta
sullo sfondo dei respiri.
Non serve neppure quella falce di luna,
che miete sogni come grano maturo
e forse placa quell’inquietudine dell’animo.
A mani tese, con fiducia,
guidato da sensi limitati,
a volte con sensazioni ruvide di pitture che si staccano,
altre volte sfuggenti come fiamme che si spengono.
Reciproca assistenza,
perchè la solitudine è una catena lunga
che imprime cicatrici dove lega.
Cerco il buio per trovare un’orma sulla strada,
ora che tutto appare così difficile,
come far cadere il tempo in una trappola.
Sfioro labbra tiepide con un bacio
ed il tuo risveglio mi riporta alla sorgente della vita.
.
..

….