Tecno solitudine

Scrivo sempre delle stesse cose,
eppure sono così diverse per me,
come in autunno le fogli cadono dallo stesso albero
ma non sono mai le stesse.
L’apparenza mostra simili colori e rumori,
ma gli occhi, senza i filtri dell’abitudine,
vedono sempre qualcosa di nuovo.
Che banalità, vero?
In un mondo tecnologicamente avanzato,
ma immerso in una solitudine profonda
non c’è tempo per questa considerazione;
il simile non sarà mai unico
e l’unicità sarà sempre paragonata ad un simile.
Quanti tramonti nelle nostre memorie digitali,
quante immagini di stagioni che arrivano e passano,
quanti volti immortalati in sorrisi che poi si perdono
e scompaiono nella nostra precaria memoria.
Ed è per questo che scrivo di nuovo delle stesse cose,
di queste sfumature di giallo ed arancione che dipingono le nostre giornate,
di pozzanghere ai lati della strada che riflettono il cielo azzurro e la notte,
di mani in tasca alla ricerca di qualche chiave ed un po’ di calore.
E scrivo dei tuoi occhi, una finestra su un mondo che amo e rispetto.
E di altro ancora, che mira all’analogica del cuore.
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Ritorno di sera

Quando il silenzio pennella tenui colori
sullo sfondo di miti pensieri,
cade l’autunno con la sua danza di foglie
e muto rimane il canto di una vita che si addormenta.
Un velo leggero di aria umida
imperla i fili d’erba di gocce lucenti.
L’attesa dei primi raggi di sole…
e si dissolve la pena notturna di qualche vecchio dolore.
E nel mezzo rimane uno sguardo,
sorpreso e rapito ogni volta da tanto meraviglioso mistero.
Ma poi inciampa, incauto, nella solitudine del tempo,
che sfoca all’orizzonte di una via,
dove ancora la luce resiste al calar della sera.
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Il tempo dei grilli

Che sia un pianto
questo instancabile finire dei grilli?
Malinconico suono che accompagna una sera raminga
ed il mesto appassire di fiori e colori.
La finestra socchiusa sul mondo
e la brezza del monte che smuove la tenda
e risveglia gli assonnati pensieri.
Mi attardo con un ricordo. Poi lo inseguo e lo perdo.
Una luna smorfiosa che guarda ad oriente
si prende gioco di me,
o forse aspetta qualcuno o forse niente.
Come me,
come il brusio della gente davanti all’altare,
quando prega un dio su richiesta e poi si dimentica.
Ma non si stancano mai questi grilli?
Non sanno che il tempo ruba ciò che non fai
e lascia poi lacrime come mancia?
Ma che ne sanno.
Il loro tempo non porta numeri sui calendari,
non gela i sorrisi nelle fotografie,
mentre la sabbia che scorre nella clessidra del cuore
scava una ruga che non puoi nascondere
ed a volte, nelle fredde sere invernali, fa male.
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La falena

E così fu sera.
Chiuse le imposte, si quieta il mondo di fuori.
Dentro, una luce soffusa attende la notte.
In lontanza il brusio degli altri pensieri,
mentre martella negli occhi un certo vuoto.
Ci stanno le stelle a guardia del cielo;
sbadiglia una falce di luna sul monte.
Tutto oramai s’incammina al riposo.
Perchè non tace la voce dell’anima?
Una falena incontra la luce
e m’illudo del suo triste destino.
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Due solitudini

Ho seguito la tua veste nera.
Su strade strette ed assolate,
senza farmi notare.
Un filo del tuo profumo svolto nell’aria
ed un fragile canto.
Ora, immobile alla tua porta,
il cuore sussulta e bussa nel petto.
L’aria calda avvolge il tempo
e rende ancora più sordi i rumori.
Da una finestra uno sguardo fugge ai miei occhi.
Ti riconosco, o dama dei miei pensieri.
La porta si apre e mi sorridi.
Nel fresco di queste pareti
cerco le pagine dei tuoi segreti.
La tua pelle nuda è un disperato riposo.
Mi offri il tuo corpo in cambio di un cuore.
Cammino esausto sulla strada deserta.
Perdo emozioni come sassi da un sacco bucato.
Due solitudini non sono mai una somma di due numeri uno.
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Aurora

La notte affonda nel silenzio delle ore,
ma qualcuno resta sveglio
ed ascolta i rumori delle ombre.
Un guerriero che raccoglie i resti
sul campo di battiglia dei pensieri,
mentre il battito del cuore è un pianto,
forse un rimprovero per quel che non ha fatto.
La notte è fredda sui muri della stanza.
Nessun riflesso nello specchio
dove mancano i tuoi occhi.
Mi dicevi: “i sogni sono lucciole che risplendono nel buio”.
Ma la notte affonda nel silenzio delle ore.
Ti prego, donami la dolcezza dell’aurora.
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Carico disperso

Non perderti,
anche quando ti senti solo,
così solo,
da sentirti cadere all’infinito.
E’ la solitudine cosmica,
una eco che non ritorna,
una luce assorbita dal buio,
un patto scellerato per quell’essere unici.
Guardi fuori dal tuo mondo,
come se gli occhi fossero vetrate,
un confine tra te e chi non ti può vedere.
Guardi fuori e non partecipi,
sospendi le parole ma non i pensieri,
sospendi le azioni ma non il respiro,
che cade lento come fiocchi di neve sopra un fiume.
Non perderti.
Ritroviamoci all’angolo di un ricordo
e rammentando chi siamo e da dove veniamo,
continuiamo insieme questo prezioso cammino.
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