Tecno solitudine

Scrivo sempre delle stesse cose,
eppure sono così diverse per me,
come in autunno le fogli cadono dallo stesso albero
ma non sono mai le stesse.
L’apparenza mostra simili colori e rumori,
ma gli occhi, senza i filtri dell’abitudine,
vedono sempre qualcosa di nuovo.
Che banalità, vero?
In un mondo tecnologicamente avanzato,
ma immerso in una solitudine profonda
non c’è tempo per questa considerazione;
il simile non sarà mai unico
e l’unicità sarà sempre paragonata ad un simile.
Quanti tramonti nelle nostre memorie digitali,
quante immagini di stagioni che arrivano e passano,
quanti volti immortalati in sorrisi che poi si perdono
e scompaiono nella nostra precaria memoria.
Ed è per questo che scrivo di nuovo delle stesse cose,
di queste sfumature di giallo ed arancione che dipingono le nostre giornate,
di pozzanghere ai lati della strada che riflettono il cielo azzurro e la notte,
di mani in tasca alla ricerca di qualche chiave ed un po’ di calore.
E scrivo dei tuoi occhi, una finestra su un mondo che amo e rispetto.
E di altro ancora, che mira all’analogica del cuore.
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Fuori c’è

Esplode quel che non si può trattenere.
Con l’irruenza di un fiume in piena,
di una rabbia riversa su vecchi rancori,
come schegge impazzite di un ordigno nascosto
da una vile esistenza capace solo di armarlo.
Ed esplode quel che non si può trattenere,
come lacrime calde sul viso,
per un sogno appena infranto,
o per una gioia che invade il cuore
e risale a risplendere nei nostri occhi.
Esplodono i nostri silenzi d’indifferenza,
le nostre finte malattie per non osare.
Ma fuori c’è,
tutto quello che forse abbiamo dimenticato.
Non serve a nulla volerlo,
bisogna solamente farlo.
O esploderà dentro l’animo,
al più, con un impercettibile rumore.
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Falso poeta

Rubo parole qua e là,
a volte solo lettere che poi infilo una accanto all’altra,
come perline di collane colorate.
Senza inganno, forse con un poco di scaltrezza,
trovandole sui sentieri avventurosi della vita.
Sono un selvaggio,
in un mondo di grandi signori,
un falso poeta,
che non può definirsi uno spirito libero
per sfuggire alla metrica ed all’ignoranza.
Ma mi permetto di dire,
senza recar offesa,
di esser Imbrattator gentiluomo,
che all’uscita di scena
non scorda di restituire quanto preso,
fino all’ultimo respiro…
o forse all’ultima bugia.
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La ballata del morso

Assodato che il tempo è passato
appresso ad una storia che non è mai nata,
assodato che il tempo buttato
è rubato ad una vita donata,
ora speri che qualcosa ritorni,
porti quello che non hai trovato.
Piangi lacrime che non avresti voluto,
preghi dei di ogni colore
ma rimane profondo e gelato
il fiato della morte sul cuore.
Aiuto dottore, mi faccia guarire;
aiuto profeta, non mi ingannare;
disposto a cedere ogni mia lira
che nessuno però vuole incassare.
Assodato che a queste parole,
manca una musica per poterle sentire,
guardo in silenzio il tuo animo stanco
che non ha occhi per potermi vedere.
Assodato che nulla rimane
appresso ad una storia che non è mai nata,
lascia pure le tue inutili cose
e rendi almeno una volta un coraggioso sorriso
a quello che è stato!
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Al vento

Ci stordiscono parole vuote, ogni momento,
riempiendo spazio apparentemente libero,
imprigionandolo in uno sterile brusio di sottofondo della nostra vita.
E poi non ci rimane niente,
solo una grande fame.
E ci metto queste mie,
appendendole, come simboli di preghiera,
ad un sottilissimo filo di noia e di riscatto.
Om …

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A chi importa

Piove ancora su questa pagina nera,
macchiata di sangue e d’inchiostro.
Colano dubbi profondi e tristezza,
amaro risveglio da un sonno mai fatto.
Ma che importa se nessuno la legge.
Piove ancora su esili gambe malferme nel fango,
sui volti scarni sporcati da tanta fatica,
su povertà trasparente ad occhi consunti dall’opulenza.
Ma che importa se siamo chiusi nelle nostre stanze dorate.
Piove ancora su quelle terre straziate da bombe,
lanciate da grida di guerra,
sul tappeto di una quotidiana violenza che miete vite come fossero messi falciate.
Ma che importa a chi non sente rumore e si volta dall’altra parte.
Piove ancora su un mare che inghiotta storie e speranze,
un mare ucciso due volte e dove non si trova un approdo sicuro.
Ma che importa se basta cambiare canale,
cercare altre spiagge senza pensieri e dolori.
Piove ancora ma non è acqua benefica.
Non nutre la solitudine ed il lento morire di uomini che hanno perso cuore e ragione.
E continuerà a piovere,
diluirà le nostre intenzioni e le nostre ferme promesse.
Si, continuerà a piovere,
nonostante il sole faccia già capolino sui nostri volti inadempienti.
Ma a chi importa?
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