Antico mestiere

Siamo tutti artigiani del cuore,
affacendati nelle nostre fucine
a forgiar gioie e dolori!
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Campo libero

Si quieta la sera
dopo l’incanto di un inatteso tramonto.
Le nuvole lasciano un varco alla luce
che ora dipinge un angolo scuro di questa stanza.
Nasce un profondo respiro
e gli occhi si staccano dalle pagine scritte di un libro.
I pensieri ritornano a contare le ore che passano,
a raccogliere cocci e pregiate emozioni,
come fossi un mercante che non teme la merce invenduta.
Non si è mai soli quando apri gli occhi alla vita.
La brezza accarezza la sera,
che cala il suo asse di riposo e silenzio
tra questa valle ricca di fatica e di storia.
Quante cose ho cercato
prima di rendermi conto di averle già avute.
Mi abbraccia il rumore del bosco,
mi inebria il suo odore di muschio,
il suo potere che rinsalda la nostra stessa alleanza.
E tutto continua, nonostante le nostre fermate.
Ma non è tutto perso,
quello che accade mentre credi di essere altrove.
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Al vento

Ci stordiscono parole vuote, ogni momento,
riempiendo spazio apparentemente libero,
imprigionandolo in uno sterile brusio di sottofondo della nostra vita.
E poi non ci rimane niente,
solo una grande fame.
E ci metto queste mie,
appendendole, come simboli di preghiera,
ad un sottilissimo filo di noia e di riscatto.
Om …

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A chi importa

Piove ancora su questa pagina nera,
macchiata di sangue e d’inchiostro.
Colano dubbi profondi e tristezza,
amaro risveglio da un sonno mai fatto.
Ma che importa se nessuno la legge.
Piove ancora su esili gambe malferme nel fango,
sui volti scarni sporcati da tanta fatica,
su povertà trasparente ad occhi consunti dall’opulenza.
Ma che importa se siamo chiusi nelle nostre stanze dorate.
Piove ancora su quelle terre straziate da bombe,
lanciate da grida di guerra,
sul tappeto di una quotidiana violenza che miete vite come fossero messi falciate.
Ma che importa a chi non sente rumore e si volta dall’altra parte.
Piove ancora su un mare che inghiotta storie e speranze,
un mare ucciso due volte e dove non si trova un approdo sicuro.
Ma che importa se basta cambiare canale,
cercare altre spiagge senza pensieri e dolori.
Piove ancora ma non è acqua benefica.
Non nutre la solitudine ed il lento morire di uomini che hanno perso cuore e ragione.
E continuerà a piovere,
diluirà le nostre intenzioni e le nostre ferme promesse.
Si, continuerà a piovere,
nonostante il sole faccia già capolino sui nostri volti inadempienti.
Ma a chi importa?
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Argilla

Modella il tuo tempo,
come fosse tenera argilla che ruota
tra il calore delle tue umide mani.
Qualcosa che nasce dai tuoi pensieri
e trasforma il silenzio in parole.
Sentine la consistenza, un valore ed un peso,
un solo respiro che non si disperde
senza lasciare un accenno del suo passaggio vitale.
Ma fai presto, perchè il tempo è nemico
di chi lascia fermare la ruota.
E come l’argilla si secca,
così la nostra vita diventa fragile,
tanto che basta un piccolo gesto e tutto ritorna in piccoli pezzi.
Difficilmente è possibile rimetterli insieme.
E la memoria serve a ben poco,
se non l’accompagna la pace nel cuore.
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Andare non molto lontano… verso l’infinito

Quanto vorremmo in questo viaggio di sola andata, avere in tasca, barando, anche un biglietto di ritorno.
Così da poterlo toccare ogni tanto, sentirne la ruvida presenza, lo spigolo vivo e darci un rapido sollievo, quando tutto traballa ed il binario sembra improvvisamente finire nel vuoto.
Ma no, non è possibile volare senza ali, non è possibile attraversare il mare a piedi ed è per questo che la perfezione della nostra vita non esiste e lascia solo posta all’opportunità. O forse la perfezione stessa sta proprio nella sua irripetibile imperfezione.
A passi svelti, oppure lenti, accanto ad un tempo intransigente ed a volte amico spassionato, ci fermiamo, sorridiamo e ripartiamo; ci fermiamo, piangiamo e ripartiamo. Ci fermiamo e talvolta ci perdiamo.
E c’è chi aspetta sempre un treno che non passerà. E c’è chi aspetta di decidere la meta. Io sono in viaggio da una vita intera e non mi fermerò, neppure adesso che potrei arrendermi, neppure adesso che potrei proteggermi. Ma da cosa? Dalla stessa vita? E che senso avrebbe.
Tu, voi, siete la ragione ed il sentimento, una zona libera in cui lasciare le mie cose ed addormentare quei sogni che profumano ancora d’infinito.
Lo capisci adesso?
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Carta matta?

Quel vecchio strano
che cammina solo e svelto
sul bordo della strada.
Ci incrociamo quasi ogni mattina.
Stessi orari e poco altro ci accomuna.
Tu, sguardo basso ed indifferente
a ciò che ti sfiora e ti circonda.
Apparentemente, vesti una vita
buttata malamente sulle spalle,
come uno scialle logoro di lana ormai ingiallita.
Io, rintanato dietro al parabrezza,
ti osservo curioso, domandandomi perché
non cammini in sicurezza sulla pista dei pedoni.
Sembri un Don Chisciotte d’altri tempi
che vuol sfidare l’esercito meccanico del mattino,
una forza immensa alla conquista di una stessa meta.
Una storia di pochi secondi,
che si ripete sempre uguale e non si ricorda più.
Qualcuno oserebbe pensare a “destini incrociati”,
nel paradosso di due vite parallele
che probabilmente non si incroceranno mai.
Buon giorno vecchio matto.
Uno dei tanti destini, pescati a caso nell’urna del presente.
Invisibile ai più, con tuo grande rischio,
ma marcato e definito quando incrocia gli occhi
non velati da una tiepida abitudine.
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