Con forza

Non sono le parole a perdere di significato
e neppure i silenzi che le dividono.
E’ la forza di chi cerca di esprimerle
che può mancare,
così come non basta il corso di un fiume
per portare acqua al mare,
se la sorgente è asciutta.
Piove su questo bizzarro Settembre,
sulle vigne spoglie da grappoli e cure,
sulle piscine vuote e le finestre chiuse.
Si respira odore di muschio e funghi,
si pensa al calore della stufa ancora spenta,
si riapre una pagina di un libro abbandonato
e si guarda al cielo come ad un ricordo già lontano.
E la voglia che ho di te,
diventa tenera passione,
colore di foglie che mutano e meravigliano,
profumo di pelle ancora dorata dal sole,
sapore di baci che aprono sigilli sul cuore.
Non sono le parole che mancano nella vita di un uomo,
neppure i silenzi che apparentemente la sospendono.
A volte, è solo la forza di continuare un sogno,
di alimentare una speranza,
di amare ancora come un tempo,
anche quando sembra non si possa fare.
E si attende il sole…
come aprire gli occhi e ritrovare i tuoi.
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La ballata del morso

Assodato che il tempo è passato
appresso ad una storia che non è mai nata,
assodato che il tempo buttato
è rubato ad una vita donata,
ora speri che qualcosa ritorni,
porti quello che non hai trovato.
Piangi lacrime che non avresti voluto,
preghi dei di ogni colore
ma rimane profondo e gelato
il fiato della morte sul cuore.
Aiuto dottore, mi faccia guarire;
aiuto profeta, non mi ingannare;
disposto a cedere ogni mia lira
che nessuno però vuole incassare.
Assodato che a queste parole,
manca una musica per poterle sentire,
guardo in silenzio il tuo animo stanco
che non ha occhi per potermi vedere.
Assodato che nulla rimane
appresso ad una storia che non è mai nata,
lascia pure le tue inutili cose
e rendi almeno una volta un coraggioso sorriso
a quello che è stato!
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Nota a perdere

Pioggia leggera su questa sera discreta.
Piove piano sulle prime gemme schiuse
e sulla tenera erba.
Piove piano negli occhi di un vecchio
che guarda i ricordi dal vetro di una finestra
e ancora piove piano sui giovani amanti
che bruciano dubbi e paure, insieme.
Piovono piccole gocce sul sentiero che luccica,
sulla staccionata coperta di muschio,
su una mano tesa che ancora soffre.
Piove piano dentro questa sera leggera,
dentro le nuvole che abbracciano i monti
desiderosi di queste carezze.
Piove piano sui misteriosi rumori del bosco,
sui confortanti rumori di casa,
sui rumori dell’anima.
E piove ancora sulla superficie di queste parole,
mentre non solo gocce, penetrano a fondo,
si confondono
e non rimane più traccia.
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Quasi adesso

Una sera che dondola su un pezzo di Luna.
Il cielo nero è stracciato di stelle
e fa da sfondo all’immensità che nasconde.
Il mio sguardo è solamente un piccolo punto
che cerca pace in quell’apparente silenzio,
vestito d’immobilità.
Una musica bassa, pizzica delicate corde dell’anima
ed il fuoco rischiara i ricordi
e getta ombre sui muri.
Mi muovo in questo spazio presente,
mentre voci lontane perdono di significato
ed altre, vicine, ritrovano sogni sopiti.
Una tazza fumante di tè, un libro aperto che non finirò.
Le chiavi sospese ad una porta che rimane aperta.
Seguo le tracce del tuo passaggio,
vestiti sparsi come se il vento ci avesse giocato
e ti ritrovo distesa sul letto.
Rimango curioso a guardarti, ad indossare questi armoniosi pezzi di tempo
e di respiri indiscreti.
Nessuna traccia di paura sulla dolcezza del tuo viso,
nessun pudore sull’innocenza del tuo corpo addormentato.
Non voglio interrompere il tuo viaggio chissà dove,
ritorno dietro al vetro e guardo fuori,
quella Luna che gioca tutta sola
con il tremolio delle luci da presepe nella valle.
Con la tazza in mano, sorseggio pensieri e parole.
Un brindisi alla notte ed un sorriso.
Apparente silenzio o forse apparente normalità.
Ma tutto cambia, malgrado le nostre assenze.
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Poche parole

Poche parole,
come coriandoli sparsi per strada
quando la festa è finita e si toglie la maschera.
Cadute silenti in un pozzo profondo,
dove neppure una eco ritorna
e lo sguardo di chi si sporge,
s’incanta più per paura che per bellezza.
Poche parole
come gocce di pioggia sui rami spogli
o sul ferro arruginito di una ringhiera.
Quel sogno, accompagnato da un mondo migliore,
di poche parole ma di tante azioni,
dove la vita è la moneta di scambio.
Tutto passa e si trasforma,
a volte cambia veramente,
a volte finge solo di cambiare.
Ma i coriandoli sono spazzati dal vento o da una ramazza,
il pozzo si asciuga e cade in rovina abbracciato dai rovi.
Le gocce splendenti al primo raggio di sole,
riflettono ciò che sappiamo vedere
e lasciano traccia soltanto
sul dito bagnato di un bimbo che le ha toccate.
Poche parole, forse troppe,
forse solo nell’anima
dove sono già scritte e non ci resta
che leggerle.
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Riscritto

Cancello tutto,
anche se non posso;
fingo di scrivere su un foglio bianco
ma piccole tracce si mostrano
e l’inchiostro appare dello stesso colore.
Giro la pagina
ed inganno il lettore distratto,
ma non la memoria che affiora
e riversa visioni scomparse da tempo.
Spengo la luce
e la notte si mostra un’amica beffarda.
Tra le mani sento il ruvido foglio
e nulla può arginare
parole, parole e respiri.
La resa è l’unico appiglio.
Nel silenzio sorrido,
non ho mai cancellato i tuoi occhi,
solo il rumore di incerte parole.

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Peccato scritto

Un vuoto d’animo
e guardo le parole sul foglio
che stingono in banalità.
Eppure volevo volare lontano
ma non ho raggiunto nemmeno l’angolo di casa.
Torno dentro, nelle stanze del cuore,
alcune vuote e con quei segni lasciati
da quadri rimossi,
altre ingombre da scatoli di ricordi,
alcuni senza nemmeno una scritta, una data.
Polvere nell’aria che non vedo,
ma sento prudere nel naso.
Meglio buttare che tenere,
meglio quella quieta assenza
all’inevitabile logorio di un periodo
mal composto.
E perdonatemi per non averlo fatto!
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