Sarò con te

Trattieni le lacrime
che riempiono i tuoi occhi, offuscandoli.
Mi accorgo e cerco di evitare che cadano,
proprio ora che hai bisogno di forza e coraggio.
Ti cedo poche parole, te le offro dal mio passato dolore;
forti e sicure, come puntelli per sorreggere la tempesta in arrivo.
Anche fuori cadono piccoli fiocchi di neve,
sul bosco che si addormenta per risvegliarsi domani, a primavera.
Il gioco del tempo che passa,
tempo che sfugge quando il sorriso non è mai abbastanza,
tempo che incide la pelle del cuore se ci circonda la notte che sa di paura.
Trattengo le lacrime
ora che sei andata via.
Te lo devo, per darti una via da seguire, da guarire.
La brace si spegne, lentamente
ma rimane calore fra queste mura di casa.
Il freddo è alla porta, sui sentieri e negli angoli bui.
Non entrerà in questa stanza,
non permetterò che canti tristezza.
C’è bisogno di altro,
perchè quella vita ha bisogno di altro
e forse anche di piangere per avere finalmente capito.
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Con forza

Non sono le parole a perdere di significato
e neppure i silenzi che le dividono.
E’ la forza di chi cerca di esprimerle
che può mancare,
così come non basta il corso di un fiume
per portare acqua al mare,
se la sorgente è asciutta.
Piove su questo bizzarro Settembre,
sulle vigne spoglie da grappoli e cure,
sulle piscine vuote e le finestre chiuse.
Si respira odore di muschio e funghi,
si pensa al calore della stufa ancora spenta,
si riapre una pagina di un libro abbandonato
e si guarda al cielo come ad un ricordo già lontano.
E la voglia che ho di te,
diventa tenera passione,
colore di foglie che mutano e meravigliano,
profumo di pelle ancora dorata dal sole,
sapore di baci che aprono sigilli sul cuore.
Non sono le parole che mancano nella vita di un uomo,
neppure i silenzi che apparentemente la sospendono.
A volte, è solo la forza di continuare un sogno,
di alimentare una speranza,
di amare ancora come un tempo,
anche quando sembra non si possa fare.
E si attende il sole…
come aprire gli occhi e ritrovare i tuoi.
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Per gioco

Giocare con le parole,
ģuardandole mute sopra un foglio bianco.
Coprirle con la mano e non vederle più,
anche se riconosciute
e non fanno più paura.
Proseguire il gioco,
rischiando,
dando loro il vestito di una voce
e riempiere il vuoto di una stanza.
Nessuna eco di ritorno,
voce che si perde dentro i muri,
così come nelle rughe della vita.
Eppure più leggere, adesso,
nonostante il loro carico di pioggia.
Ma fuori, nella notte dispettosa,
c’è una luce intensa per i ladri di tesori.
E le ripeto come un mantra,
mentre faccio pace con me stesso…
e non fanno più paura.
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Un passo alla volta

Non è poi così strano che capiti adesso.
E’ successo anche a me.
Il cielo sembra un leggero cappello appeso a dei sogni
e poi, senza preavviso, diventa un soffitto opprimente.
Ti guardi smarrita e sorpresa.
Domande senza risposta e risposte a cui non hai chiesto domande.
Fuori dai denti, con quel sapore amaro che non scorderai.
Un male che ha scavato dentro il tuo corpo,
in silenzio, ignorando che i tuoi progetti erano altri.
Fa paura, quella parola che sempre si indossa ad altre nomi,
ed ora, beffarda, si legge dentro i tuoi occhi.
Un segno zodiacale che non ha verità in un oracolo
e nemmeno un mago che lo possa gestire con la magia.
Ehi, respira con me, lentamente.
Un passo alla volta, vicini, se vuoi.
Insieme, affilando le armi della ragione e della speranza,
cedendo ciò che non serve.
Perchè anch’io sono prima guarito nell’anima
e poi ho speso tutta la forza che avevo per guarire il mio corpo.
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Sono parole che non leggerai in questo spazio,
ma sentirai dalla mia voce, interpreterai dai miei gesti,
un passo alla volta, semplicemente,
come un mantra,
nella solitudine della paura e nella luce della rinascita,
nel dolore di ogni caduta e nel calore di ogni nuova carezza.
E’ difficile sorridere alla vita se pensi che tutto sia scritto;
volta una pagina, è ancora bianca,
e noi adesso la scriveremo. Con cosa?
Con la potenza di un amore che non ha tempo nell’anima
e lascia fare al presente tutto il possibile.
Ovunque tu sia, ci sarò anch’io.
Un passo alla volta…
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Un pugno di vita

Un pugno chiuso.
Lo apro e vola via una farfalla.
Lo riapro e compare un ricordo,
un vuoto che riempie la solitudine di una ferita.
Sono lontane quelle parole scritte sul retro di un libro.
Pesano ancora e lasciano un buon odore,
anche se le sbiadisce il tempo che mi rimane.
Fuori la neve è diventata ghiaccio
ed ora scricchiola sotto i miei passi.
Il freddo pungente tinge di bianco alberi e cose,
mitiga il brutto dei nostri egoismi, ma non per molto,
fino al prossimo raggio di sole.
Invidio l’infinito di questo cielo azzurro
che solo gli stolti credono non possa cambiare.
I pugni chiusi nelle tasche,
trattengono calore e piccoli semi,
ma dove spargerli ora che tutto è deserto?
Al limitare del bosco una calma dormiente,
un’oasi dove non fatico a respirare,
dove trovare terra fertile e foglie asciutte
in cui lasciare pensieri e speranze.
Una mano aperta.
Afferro l’impossibile, e forse non c’è niente,
Anche se la ragione sconsiglia ciò che il cuore solo adesso comanda,
non ho nulla da perdere, se non un sorriso per te.
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Ogni tempo

Come è diversa l’aria di questa mattina,
ora che il respiro si distende
e lascia  il sapore al dolce miele di una rinnovata speranza.
E come sono diverse le parole
che si perdono nell’azzurro di questo cielo ottobrino,
così come lo è il silenzio,
in quegli spazi vuoti dei pensieri, solo all’apparenza.
E quanti problemi si riconoscono per quello che sono:
solo semplici vapori nell’aria, con poco valore.
Una semplice frase e muta la storia di una vita.
Ancora, perché non è la prima volta da quel giorno…
Ed i tuoi occhi sono specchio di quello
che la malattia non racconta.
Alcuni dolori si portano dentro per sempre,
altri scompaiono e non si ricordano più.
Così come i momenti di gioia,
piccole perle da raccogliere e poi donare.
Noi, guerrieri solitari contro il re dell’incurabile,
mostriamo sempre un’alternativa alla resa,
ed è l’incrollabile e spontaneo stupore per questa vita…
… dove l’apparenza non mostra mai l’anima.
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Un grande centro

I sogni non sono mai troppo grandi.
Nemmeno l’amore non è mai troppo grande.
Il dolore si, quello a volte è proprio così grande
da non vederne la fine
e non ricordarne l’inizio.
Eppure con i sogni ho combattuto il dolore
e nell’amore ho trovato la forza di ricominciare.
Il dolore rimane nell’aria come un sordo rumore,
un basso stonato che irrompe improvviso
ed in altri momenti sembra tacere.
In queste onde di vita,
il mare della speranza;
un giocarsi di giorni e di notti,
tra l’incanto di un’alba e il lento morire di un tenace tramonto.
Seguo curioso questo arco di vita,
che porta con sè,
moltitudine di frecce da scagliare nel cuore,
senza ferire.

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