Sarò con te

Trattieni le lacrime
che riempiono i tuoi occhi, offuscandoli.
Mi accorgo e cerco di evitare che cadano,
proprio ora che hai bisogno di forza e coraggio.
Ti cedo poche parole, te le offro dal mio passato dolore;
forti e sicure, come puntelli per sorreggere la tempesta in arrivo.
Anche fuori cadono piccoli fiocchi di neve,
sul bosco che si addormenta per risvegliarsi domani, a primavera.
Il gioco del tempo che passa,
tempo che sfugge quando il sorriso non è mai abbastanza,
tempo che incide la pelle del cuore se ci circonda la notte che sa di paura.
Trattengo le lacrime
ora che sei andata via.
Te lo devo, per darti una via da seguire, da guarire.
La brace si spegne, lentamente
ma rimane calore fra queste mura di casa.
Il freddo è alla porta, sui sentieri e negli angoli bui.
Non entrerà in questa stanza,
non permetterò che canti tristezza.
C’è bisogno di altro,
perchè quella vita ha bisogno di altro
e forse anche di piangere per avere finalmente capito.
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Tecno solitudine

Scrivo sempre delle stesse cose,
eppure sono così diverse per me,
come in autunno le fogli cadono dallo stesso albero
ma non sono mai le stesse.
L’apparenza mostra simili colori e rumori,
ma gli occhi, senza i filtri dell’abitudine,
vedono sempre qualcosa di nuovo.
Che banalità, vero?
In un mondo tecnologicamente avanzato,
ma immerso in una solitudine profonda
non c’è tempo per questa considerazione;
il simile non sarà mai unico
e l’unicità sarà sempre paragonata ad un simile.
Quanti tramonti nelle nostre memorie digitali,
quante immagini di stagioni che arrivano e passano,
quanti volti immortalati in sorrisi che poi si perdono
e scompaiono nella nostra precaria memoria.
Ed è per questo che scrivo di nuovo delle stesse cose,
di queste sfumature di giallo ed arancione che dipingono le nostre giornate,
di pozzanghere ai lati della strada che riflettono il cielo azzurro e la notte,
di mani in tasca alla ricerca di qualche chiave ed un po’ di calore.
E scrivo dei tuoi occhi, una finestra su un mondo che amo e rispetto.
E di altro ancora, che mira all’analogica del cuore.
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Ritorno di sera

Quando il silenzio pennella tenui colori
sullo sfondo di miti pensieri,
cade l’autunno con la sua danza di foglie
e muto rimane il canto di una vita che si addormenta.
Un velo leggero di aria umida
imperla i fili d’erba di gocce lucenti.
L’attesa dei primi raggi di sole…
e si dissolve la pena notturna di qualche vecchio dolore.
E nel mezzo rimane uno sguardo,
sorpreso e rapito ogni volta da tanto meraviglioso mistero.
Ma poi inciampa, incauto, nella solitudine del tempo,
che sfoca all’orizzonte di una via,
dove ancora la luce resiste al calar della sera.
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Fuori c’è

Esplode quel che non si può trattenere.
Con l’irruenza di un fiume in piena,
di una rabbia riversa su vecchi rancori,
come schegge impazzite di un ordigno nascosto
da una vile esistenza capace solo di armarlo.
Ed esplode quel che non si può trattenere,
come lacrime calde sul viso,
per un sogno appena infranto,
o per una gioia che invade il cuore
e risale a risplendere nei nostri occhi.
Esplodono i nostri silenzi d’indifferenza,
le nostre finte malattie per non osare.
Ma fuori c’è,
tutto quello che forse abbiamo dimenticato.
Non serve a nulla volerlo,
bisogna solamente farlo.
O esploderà dentro l’animo,
al più, con un impercettibile rumore.
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Con forza

Non sono le parole a perdere di significato
e neppure i silenzi che le dividono.
E’ la forza di chi cerca di esprimerle
che può mancare,
così come non basta il corso di un fiume
per portare acqua al mare,
se la sorgente è asciutta.
Piove su questo bizzarro Settembre,
sulle vigne spoglie da grappoli e cure,
sulle piscine vuote e le finestre chiuse.
Si respira odore di muschio e funghi,
si pensa al calore della stufa ancora spenta,
si riapre una pagina di un libro abbandonato
e si guarda al cielo come ad un ricordo già lontano.
E la voglia che ho di te,
diventa tenera passione,
colore di foglie che mutano e meravigliano,
profumo di pelle ancora dorata dal sole,
sapore di baci che aprono sigilli sul cuore.
Non sono le parole che mancano nella vita di un uomo,
neppure i silenzi che apparentemente la sospendono.
A volte, è solo la forza di continuare un sogno,
di alimentare una speranza,
di amare ancora come un tempo,
anche quando sembra non si possa fare.
E si attende il sole…
come aprire gli occhi e ritrovare i tuoi.
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Respiri notturni

La notte si sbraccia sul caldo del giorno
e lo stempera soffiando brezza fresca dai monti.
Serata di festa che ora è finita,
inciampando appresso a poche stelle cadenti.
Solo la brace del fuoco rosseggia e sospira.
Tutt’intorno è tornato il silenzio
che ora copre l’eco di voci gioviali e rumore di sedie intorno alla tavola.
Rivedo gli occhi che brillano,
i visi distesi colorati da momenti felici,
un pò per la gioia di esserci,
un pò per quel generoso vino che ci ha accompagnato.
Ogni cosa è tornata al suo posto.
Anche la luna, tonda e fiammante,
che sparge il suo guardo indiscreto in ogni pertugio
ed illumina a giorno prati e sentieri.
Nel bosco aleggia il mistero di animali raminghi
ed improvvisi rumori, senza timore.
Rimango ancora un pò, a chiuder bottega,
senza fretta, quasi con la certezza che piccoli doni
siano rimasti dentro di noi.
E con un beffardo sorriso,
a dispetto del nostro continuo scolpire sogni,
in solitudine,
in riccioli di tenero burro.
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