Contro un timore!

Tramutare il pianto in rabbia,
per asciugare con la rabbia il pianto.
Alzare lo sguardo per vedere un volto allo specchio
che riconosci per un lampo negli occhi
ed un sorriso a metà nella carne magra.
Rabbia che scorre nelle vene come fosse bruciante medicina,
ma spegne il freddo sottopelle
ed infiamma il battito del cuore.
Nessuna resa per chi riconosce alla vita il supremo valore,
nessuna rassegnazione, neppure in ogni riga nera
che vorrebbe fissare un risultato.
Non si può perdere senza combattere
e non c’è guerra senza un nemico da affrontare.
Soprattutto ora, che il mio nemico getta il suo perfido guanto di sfida,
per giunta alla stessa carne che l’ha generato.
A testa alta, comunque, con un’arma a mio vantaggio.
Non c’è in comune la grande forza del mio animo
che respira la bellezza di quanto è fuori di me,
ed appartiene a ciò che ogni giorno vive, muore e poi rinasce,
in un ciclo senza fine.
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Al caldo del cuore

Freddo pungente in questo quadro d’autore.
La neve gelata geme sotto il peso delle punte d’acciaio.
Nessuno risponde a questo continuo lamento,
nemmeno gli abeti vestiti di bianco.
A cosa servono le parole,
che rimangono liquide,
come il ruscello che scorre sotto la lastra di ghiaccio.
Qua e là, vecchie impronte di animali raminghi
si perdono e si confondono.
Fantasmi al mio cospetto, in queste prime ore dell’alba.
A passo di marcia risalgo il pendio,
oltre lo spazio del bosco
e lo sguardo si espande alle cime maestose,
irraggiungibili.
E’ vero, la fatica insegna ad essere umili,
perchè molte di queste cose resteranno anche dopo di me.
Sempre più freddo, quassù
ed il fiato sono sbuffi,
pennacchi di vita che volano via.
Ma guarda, anche i pensieri seguono lenti,
a volte persi in mille ricami
per poi tornare pimpanti
se la quota richiede attenzione.
Ma ad ogni passo qualcosa s’aggiunge
ad un bagaglio che non porta peso,
ma tenerezza e poesia nei solitari luoghi dell’animo.
Solo, senza solitudine,
nell’inverno che regna,
ma consapevole che nel cuore di questo apparente deserto,
rinasce sempre una vita.
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Bersaglio mobile

Bruma, che quieta i rumori,
assonnata come una flebile voce,
mentre lontano si spinge un ricordo;
ma la vista si appanna, come vetro,
tra il freddo che cerca fessure
ed il tiepido respiro di un fuoco che non lo riceve.
Ancora sornione tra le righe di queste parole,
sempre più rade,
ritrovate da un bacio, un abbraccio,
un desiderio di lasciare la vecchia strada
per nuovi incontri.
E così è.
Mentre la neve nasconde primavera,
mentre il sole non smette di darmi forza e coraggio,
così come la notte protegge le mie paure e gli inganni.
Foglie cadute, dimenticate come giorni di festa.
Riposo di mani segnate da un duro lavoro,
rugose come corteccia di quercia,
pergamene scritte dal tempo e destinate all’oblio.
Ma tutto ciò che rimane non sarà per domani.
Lo colgo ora, nella quieta e modesta dimora di un animo franco.
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Sarò con te

Trattieni le lacrime
che riempiono i tuoi occhi, offuscandoli.
Mi accorgo e cerco di evitare che cadano,
proprio ora che hai bisogno di forza e coraggio.
Ti cedo poche parole, te le offro dal mio passato dolore;
forti e sicure, come puntelli per sorreggere la tempesta in arrivo.
Anche fuori cadono piccoli fiocchi di neve,
sul bosco che si addormenta per risvegliarsi domani, a primavera.
Il gioco del tempo che passa,
tempo che sfugge quando il sorriso non è mai abbastanza,
tempo che incide la pelle del cuore se ci circonda la notte che sa di paura.
Trattengo le lacrime
ora che sei andata via.
Te lo devo, per darti una via da seguire, da guarire.
La brace si spegne, lentamente
ma rimane calore fra queste mura di casa.
Il freddo è alla porta, sui sentieri e negli angoli bui.
Non entrerà in questa stanza,
non permetterò che canti tristezza.
C’è bisogno di altro,
perchè quella vita ha bisogno di altro
e forse anche di piangere per avere finalmente capito.
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Tecno solitudine

Scrivo sempre delle stesse cose,
eppure sono così diverse per me,
come in autunno le fogli cadono dallo stesso albero
ma non sono mai le stesse.
L’apparenza mostra simili colori e rumori,
ma gli occhi, senza i filtri dell’abitudine,
vedono sempre qualcosa di nuovo.
Che banalità, vero?
In un mondo tecnologicamente avanzato,
ma immerso in una solitudine profonda
non c’è tempo per questa considerazione;
il simile non sarà mai unico
e l’unicità sarà sempre paragonata ad un simile.
Quanti tramonti nelle nostre memorie digitali,
quante immagini di stagioni che arrivano e passano,
quanti volti immortalati in sorrisi che poi si perdono
e scompaiono nella nostra precaria memoria.
Ed è per questo che scrivo di nuovo delle stesse cose,
di queste sfumature di giallo ed arancione che dipingono le nostre giornate,
di pozzanghere ai lati della strada che riflettono il cielo azzurro e la notte,
di mani in tasca alla ricerca di qualche chiave ed un po’ di calore.
E scrivo dei tuoi occhi, una finestra su un mondo che amo e rispetto.
E di altro ancora, che mira all’analogica del cuore.
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Ritorno di sera

Quando il silenzio pennella tenui colori
sullo sfondo di miti pensieri,
cade l’autunno con la sua danza di foglie
e muto rimane il canto di una vita che si addormenta.
Un velo leggero di aria umida
imperla i fili d’erba di gocce lucenti.
L’attesa dei primi raggi di sole…
e si dissolve la pena notturna di qualche vecchio dolore.
E nel mezzo rimane uno sguardo,
sorpreso e rapito ogni volta da tanto meraviglioso mistero.
Ma poi inciampa, incauto, nella solitudine del tempo,
che sfoca all’orizzonte di una via,
dove ancora la luce resiste al calar della sera.
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