Respiri notturni

La notte si sbraccia sul caldo del giorno
e lo stempera soffiando brezza fresca dai monti.
Serata di festa che ora è finita,
inciampando appresso a poche stelle cadenti.
Solo la brace del fuoco rosseggia e sospira.
Tutt’intorno è tornato il silenzio
che ora copre l’eco di voci gioviali e rumore di sedie intorno alla tavola.
Rivedo gli occhi che brillano,
i visi distesi colorati da momenti felici,
un pò per la gioia di esserci,
un pò per quel generoso vino che ci ha accompagnato.
Ogni cosa è tornata al suo posto.
Anche la luna, tonda e fiammante,
che sparge il suo guardo indiscreto in ogni pertugio
ed illumina a giorno prati e sentieri.
Nel bosco aleggia il mistero di animali raminghi
ed improvvisi rumori, senza timore.
Rimango ancora un pò, a chiuder bottega,
senza fretta, quasi con la certezza che piccoli doni
siano rimasti dentro di noi.
E con un beffardo sorriso,
a dispetto del nostro continuo scolpire sogni,
in solitudine,
in riccioli di tenero burro.
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Un passo alla volta

Non è poi così strano che capiti adesso.
E’ successo anche a me.
Il cielo sembra un leggero cappello appeso a dei sogni
e poi, senza preavviso, diventa un soffitto opprimente.
Ti guardi smarrita e sorpresa.
Domande senza risposta e risposte a cui non hai chiesto domande.
Fuori dai denti, con quel sapore amaro che non scorderai.
Un male che ha scavato dentro il tuo corpo,
in silenzio, ignorando che i tuoi progetti erano altri.
Fa paura, quella parola che sempre si indossa ad altre nomi,
ed ora, beffarda, si legge dentro i tuoi occhi.
Un segno zodiacale che non ha verità in un oracolo
e nemmeno un mago che lo possa gestire con la magia.
Ehi, respira con me, lentamente.
Un passo alla volta, vicini, se vuoi.
Insieme, affilando le armi della ragione e della speranza,
cedendo ciò che non serve.
Perchè anch’io sono prima guarito nell’anima
e poi ho speso tutta la forza che avevo per guarire il mio corpo.
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Sono parole che non leggerai in questo spazio,
ma sentirai dalla mia voce, interpreterai dai miei gesti,
un passo alla volta, semplicemente,
come un mantra,
nella solitudine della paura e nella luce della rinascita,
nel dolore di ogni caduta e nel calore di ogni nuova carezza.
E’ difficile sorridere alla vita se pensi che tutto sia scritto;
volta una pagina, è ancora bianca,
e noi adesso la scriveremo. Con cosa?
Con la potenza di un amore che non ha tempo nell’anima
e lascia fare al presente tutto il possibile.
Ovunque tu sia, ci sarò anch’io.
Un passo alla volta…
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Quello, era lui

Lui era quello che leccava la chiusura dello yogurt e poi la differenziava nella raccolta dell’alluminio.
Lui era quello che in casa aveva le lampadine a basso consumo e qualche candela.
Lui era quello che andava a piedi in farmacia, anche quando era malato. Lo considerava un buon auspicio per la guarigione.
Lui era quello che credeva negli altri, perchè diceva che si perde di più a rimanere chiusi in casa che andare in giro per strada.
Lui era quello sempre presente, disposto ad aiutarti anche nell’impossibile, pur di lenire un dolore.
Lui era quello delle piccole frasi che poi ti ronzavano in testa per settimane.
Lui era quello che diceva “la vita riserva ad ogni ora del giorno un amore più grande”, e quanto aveva ragione.
Lui era quello che trovavi su un sentiero mentre osservava il lento morire del tramonto e ti dava un pezzo di cioccolata.
Lui era quello che piangeva da solo, perchè in giro c’erano già troppe lacrime da asciugare.
Lui era quello che cambiava il mondo senza nemmeno volerlo e nel frattempo ci cambiava nel profondo del cuore.
Lui era quello delle piccole cose, ma che grandi risultati.
Lui era quello che amava il sorriso sul viso degli altri, perchè così, diceva, poteva specchiarsi felice.
Lui era quello che raccoglieva lo sporco sulle spiagge, anche se non era il suo, ma nemmeno del mare.
Lui, che ora non è più qui, continua a vivere nei nostri pensieri e nella bellezza che ci ha trasmesso per le piccole cose che “sanno di buono”.
Lui, che non è stato maestro, si è reso interprete di cosa è la vita; dignità, speranza, volontà, amore, passione, pazienza, memoria e tante altre cose da scrivere e ricordare.
Lui che diceva: “nel buio più buio basta una piccola lucciola per accendere la gioia e ritrovare la strada”, lo immagino nell’infinito del cielo che ancora sorride.
Lui era questo e molto altro… ed eravamo con lui.
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Spazi aperti, amica mia

Un nuovo spazio che si forma
nella mente e si espande,
come acqua dispersa sulla terra asciutta.
C’è piú luce e piú colore;
respiro il senso della vita
nelle sue espressioni più potenti.
Non é solamente consapevolezza
per ciò che posso perdere,
ma qualcosa in più, una lezione
che unisce anima e ragione.
Tu sei diversa da me
ed ora questo spazio non lo vedi,
nemmeno lo vuoi cercare.
Ti aggrappi disperatamente al mio sorriso,
come se fossi un guerriero mercenerio
che possa combattere per te.
Ma quel che posso darti è la mia solida certezza
che ogni istante non va perduto,
nemmeno in questi momenti in cui è difficile rimanere sulla strada del futuro.
Entra nel mio spazio, ci troverai la speranza e la serenità,
senza nascondere il dolore che colpisce il nostro corpo e il nostro spirito.
Rubami quel desiderio di riscatto
che hai deposto con la resa dei tuoi sogni.
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Spazio semplice

Forse hai ragione tu.
E’ più semplice scrivere dei dolori
ed è più facile creare un legame con chi legge.
Una condivisione di un qualcosa che ci accomuna
e che, prima o poi, ci tocca nuovamente incontrare.
Le cose belle sono fatte di lampi improvvisi
ed è per questo che non perdiamo tempo a scriverle.
Forse ci accorgeremmo di quanto sono state meravigliose,
mentre ora sembrano così lontane e cariche di nostalgia.
Ma forse non hai ragione tu.
E’ pur semplice scrivere della gioia,
di un momento che ha riempito d’azzurro il nostro cielo.
Basta farlo quando l’animo è sereno
ed ha raccolto con una carezza le emozioni rimaste.
Ci accorgeremmo di quanto spazio c’è nel nostro cuore,
spazio da riempire con i colori del mondo,
mantenendo nel cielo un arcobaleno di speranza.

“Mattina gelida sotto un cielo terso.
La brina è un velo bianco posato sui tetti e sulle strade.
Dal mio respiro, nuvole di fumo che si disperdono.
Il ghiaccio imprigiona l’acqua e le foglie
e scricchiola sotto il peso del mio passaggio.
La natura dorme girata su un fianco.
Silenzio che si conviene a chi si è meritato il riposo.
I primi raggi di sole non riscaldono l’aria,
riscaldano il cuore.”

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Visioni

Vorrei trovarti ora, non domani,
in questo bozzolo di solitudine.
Trasformarci in spruzzi di colore,
un miracolo di tenerezza e poesia.
Rubarti quel malinconico pensiero
e farlo volare, libero,
come un palloncino scappato dalle mani sincere
di un bimbo, con il naso all’insù.
Abbracciarti, mentre guardi fuori,
sfiori con l’anima il quieto riposo del bosco
ed attendi paziente che il sole si adagi
tra i seni bianchi della montagna.
Riuscire a toglierti quel brivido freddo
che ti spinge lontano
e trattenere il respiro come se la vita potesse aspettare.
Ma il sole tramonta
ed ignora questo mio desiderio.
Resto appeso a questo momento,
impotente di fronte alla grandezza di un giorno che muore.
Una lacrima scorre veloce, furtiva,
forse ha paura a mostrarsi.
Ma brucia mentre si allontana da questo sguardo
che non sa aiutarti.
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