Vecchie parole

Tempo fa un’amica mi scrisse:
“le parole hanno un peso…”
ed ora, che il nostro incontro è solo un ricordo,
mantengono vero ciò che volevano esprimere.
Cammino per altri sentieri
e lascio libere le parole nell’aria.
Nessun inchiostro a difenderle,
nessuna carta a racchiuderle dietro una smorfia od un sorriso.
A chi importerebbe sapere da dove vengono?
A quale età appartengono?
Nel passato sono solo foglie cadute,
ormai calpestate dalle emozioni,
forse humus per campi bisognosi di spunti di vita.
Nel presente sono solo risvegli,
occhi aperti su un nuovo giorno che arriva
e mantiene il mistero della sua fine.
Attingono al mondo che mi circonda,
al volo di un uccello che si libra nell’aria,
alla goccia che cade da un esile ramo
e disegna cerchi nell’acqua.
Alle tue carezze ed ai tuoi rimpianti,
al tuo corpo che invecchia insieme al mio,
con cicatrici e nuove rughe d’amore.
Ma rimangono vecchie parole, senza un peso,
se non le doniamo di un’anima propria.
Ed io, ancora ci provo,
ancora.
.
..

….

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Doppio effetto

…al di là di un sorriso,
come l’inizio di una frase senza maiuscola,
tanto che non ricordo dove l’ho letta o sentita.
Ma adesso è qui,
spontanea come se l’avessi sempre capita,
chiara anche ad occhi chiusi,
speciale, come un abbraccio che non mi aspettavo.
Sei la notte della luna immensa,
così luminosa da sembrarmi un presagio,
un misterioso enigma pronto a svelarsi.
Nel silenzio di questa stanza, ecco che ne sento la voce;
sembra la tua, la sua, la vostra o la mia.
Danzano i pensieri sfidando l’impeto della ragione,
se li trascina a fondo il mare dell’improbabile.
Come sei bella stasera,
poesia di un bacio rapito all’oblio
e dal sapore di cioccolato fondente.
Ti gusto con calma,
ti lascio fare,
chi può rubarci questo tempo, adesso.
La notte inciampa nella morsa del gelo
ma non annoda il filo rovente dalla nostra passione.
… al di là di un sorriso,
come la fine inattesa di una frase senza soggetto
tanto che non importa se veramente c’è stata.
Ti sussurro …sei mia.
.
..

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Sarò con te

Trattieni le lacrime
che riempiono i tuoi occhi, offuscandoli.
Mi accorgo e cerco di evitare che cadano,
proprio ora che hai bisogno di forza e coraggio.
Ti cedo poche parole, te le offro dal mio passato dolore;
forti e sicure, come puntelli per sorreggere la tempesta in arrivo.
Anche fuori cadono piccoli fiocchi di neve,
sul bosco che si addormenta per risvegliarsi domani, a primavera.
Il gioco del tempo che passa,
tempo che sfugge quando il sorriso non è mai abbastanza,
tempo che incide la pelle del cuore se ci circonda la notte che sa di paura.
Trattengo le lacrime
ora che sei andata via.
Te lo devo, per darti una via da seguire, da guarire.
La brace si spegne, lentamente
ma rimane calore fra queste mura di casa.
Il freddo è alla porta, sui sentieri e negli angoli bui.
Non entrerà in questa stanza,
non permetterò che canti tristezza.
C’è bisogno di altro,
perchè quella vita ha bisogno di altro
e forse anche di piangere per avere finalmente capito.
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Azzardo

Sospeso,
tra il volo di una bellissima foglia
che cade,
ed un pensiero
rimasto impigliato tra i rami.
Neppure questa brezza d’autunno
riesce a spingerlo via,
confonderlo nei colori delle pozzanghere.
Sfugge ai miei occhi
ma non inganna il mio animo
che vibra ad ogni piccolo passo.
Ed è un profondo respiro,
tra tanti che non ricordo,
a farmi girare di scatto
e scommettere ancora
di averti vicino.
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Tecno solitudine

Scrivo sempre delle stesse cose,
eppure sono così diverse per me,
come in autunno le fogli cadono dallo stesso albero
ma non sono mai le stesse.
L’apparenza mostra simili colori e rumori,
ma gli occhi, senza i filtri dell’abitudine,
vedono sempre qualcosa di nuovo.
Che banalità, vero?
In un mondo tecnologicamente avanzato,
ma immerso in una solitudine profonda
non c’è tempo per questa considerazione;
il simile non sarà mai unico
e l’unicità sarà sempre paragonata ad un simile.
Quanti tramonti nelle nostre memorie digitali,
quante immagini di stagioni che arrivano e passano,
quanti volti immortalati in sorrisi che poi si perdono
e scompaiono nella nostra precaria memoria.
Ed è per questo che scrivo di nuovo delle stesse cose,
di queste sfumature di giallo ed arancione che dipingono le nostre giornate,
di pozzanghere ai lati della strada che riflettono il cielo azzurro e la notte,
di mani in tasca alla ricerca di qualche chiave ed un po’ di calore.
E scrivo dei tuoi occhi, una finestra su un mondo che amo e rispetto.
E di altro ancora, che mira all’analogica del cuore.
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Piccolo

Cala la sera portandosi appresso uno sciame di stelle.
Il vecchio carpino lentamente si spoglia,

lasciando a terra i respiri e le calde carezze.
Come un amico,
ascolta in silenzio il mio borbottare.
Aspetto appoggiato al suo tronco rugoso
che l’ultimo abbozzo di luce spezzi quei limiti che premono il cuore.
Libero di non desiderare altro
e di risvegliarsi all’ultima smorfia di luna.
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Ritorno di sera

Quando il silenzio pennella tenui colori
sullo sfondo di miti pensieri,
cade l’autunno con la sua danza di foglie
e muto rimane il canto di una vita che si addormenta.
Un velo leggero di aria umida
imperla i fili d’erba di gocce lucenti.
L’attesa dei primi raggi di sole…
e si dissolve la pena notturna di qualche vecchio dolore.
E nel mezzo rimane uno sguardo,
sorpreso e rapito ogni volta da tanto meraviglioso mistero.
Ma poi inciampa, incauto, nella solitudine del tempo,
che sfoca all’orizzonte di una via,
dove ancora la luce resiste al calar della sera.
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