Lampi di luce

Tuona lontano
e la notte si accende disegnando maestose nubi nel cielo.
Poi torna una tavola nera,
ma nell’aria c’è già odore di pioggia e di buona campagna,
di cupi pensieri per quell’uomo che pensa alla vigna.
Si piegano le cime degli alberi,
ondeggiano ad un canto portato dal vento.
Non temono ciò che conoscono,
come se avessero un’anima che invoca e calma la madre terra.
Ed io, a piedi nudi,
mi muovo solerte cercando un riparo,
con lo sguardo fisso a quei lampi di luce
che forse, sono segnali da rispettare.
Ora la pioggia batte le sue note violente,
rumore che diventa musica
e musica che diventa un sorriso bagnato
tra lacrime e gioia,
in un filo di voce che si fa dolce preghiera.
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A metà

La guardo, come fosse un volto straniero,
foriero di una lingua che non comprendo.
Dai, sporcarla con dei segni neri,
tracce di un animo in difesa
ed in balia di un beffardo destino: ma rinuncio.
E le lancette faticosamente risalgano la china
per poi buttarsi a capofitto verso il basso: opaca illusione.
Ma fuori ormai è primavera,
almeno nei fiori che sbocciano e nei briosi canti del bosco.
Dentro al cuore ancora un pò d’inverno,
un pò di rabbia e granelli di follia.
Ti riguardo, ma non mi sembri poi così sconosciuta.
Apprezzo la tua innocente rugosità quando ti stendi fronte a me,
in attesa che la mano traduca con lentezza
battito e respiro.
Missiva per metà dell’infinito…
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Al caldo del cuore

Freddo pungente in questo quadro d’autore.
La neve gelata geme sotto il peso delle punte d’acciaio.
Nessuno risponde a questo continuo lamento,
nemmeno gli abeti vestiti di bianco.
A cosa servono le parole,
che rimangono liquide,
come il ruscello che scorre sotto la lastra di ghiaccio.
Qua e là, vecchie impronte di animali raminghi
si perdono e si confondono.
Fantasmi al mio cospetto, in queste prime ore dell’alba.
A passo di marcia risalgo il pendio,
oltre lo spazio del bosco
e lo sguardo si espande alle cime maestose,
irraggiungibili.
E’ vero, la fatica insegna ad essere umili,
perchè molte di queste cose resteranno anche dopo di me.
Sempre più freddo, quassù
ed il fiato sono sbuffi,
pennacchi di vita che volano via.
Ma guarda, anche i pensieri seguono lenti,
a volte persi in mille ricami
per poi tornare pimpanti
se la quota richiede attenzione.
Ma ad ogni passo qualcosa s’aggiunge
ad un bagaglio che non porta peso,
ma tenerezza e poesia nei solitari luoghi dell’animo.
Solo, senza solitudine,
nell’inverno che regna,
ma consapevole che nel cuore di questo apparente deserto,
rinasce sempre una vita.
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Mani aperte

Mano ferma, senza resa,
mentre l’animo trema, spaurito.
Lo sguardo indaga in cerca d’indizi,
su un’altura che non da spazio ad ulteriori passi.
La brezza accarezza i capelli ribelli,
asciuga gli occhi e la fatica,
rincuora.
Tutto immobile all’orizzonte,
così lontano;
tutto scorre vorticosamente sotto i miei piedi.
Inquadratura dall’alto
come scene di un film,
quelle finali, che non sempre danno certezza
di come è andata a finire.
Mano rugosa prestata al tempo,
portatrice di storie senza voce,
con tanto coraggio e pazienza,
a volte ferita da un pianto.
Sono forse divinità che stemperano i colori nella notte?
Un fuoco si ravviva, lo riconosco.
Scalda il cuore e non mi lascia andare.
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Doppio effetto

…al di là di un sorriso,
come l’inizio di una frase senza maiuscola,
tanto che non ricordo dove l’ho letta o sentita.
Ma adesso è qui,
spontanea come se l’avessi sempre capita,
chiara anche ad occhi chiusi,
speciale, come un abbraccio che non mi aspettavo.
Sei la notte della luna immensa,
così luminosa da sembrarmi un presagio,
un misterioso enigma pronto a svelarsi.
Nel silenzio di questa stanza, ecco che ne sento la voce;
sembra la tua, la sua, la vostra o la mia.
Danzano i pensieri sfidando l’impeto della ragione,
se li trascina a fondo il mare dell’improbabile.
Come sei bella stasera,
poesia di un bacio rapito all’oblio
e dal sapore di cioccolato fondente.
Ti gusto con calma,
ti lascio fare,
chi può rubarci questo tempo, adesso.
La notte inciampa nella morsa del gelo
ma non annoda il filo rovente dalla nostra passione.
… al di là di un sorriso,
come la fine inattesa di una frase senza soggetto
tanto che non importa se veramente c’è stata.
Ti sussurro …sei mia.
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Sarò con te

Trattieni le lacrime
che riempiono i tuoi occhi, offuscandoli.
Mi accorgo e cerco di evitare che cadano,
proprio ora che hai bisogno di forza e coraggio.
Ti cedo poche parole, te le offro dal mio passato dolore;
forti e sicure, come puntelli per sorreggere la tempesta in arrivo.
Anche fuori cadono piccoli fiocchi di neve,
sul bosco che si addormenta per risvegliarsi domani, a primavera.
Il gioco del tempo che passa,
tempo che sfugge quando il sorriso non è mai abbastanza,
tempo che incide la pelle del cuore se ci circonda la notte che sa di paura.
Trattengo le lacrime
ora che sei andata via.
Te lo devo, per darti una via da seguire, da guarire.
La brace si spegne, lentamente
ma rimane calore fra queste mura di casa.
Il freddo è alla porta, sui sentieri e negli angoli bui.
Non entrerà in questa stanza,
non permetterò che canti tristezza.
C’è bisogno di altro,
perchè quella vita ha bisogno di altro
e forse anche di piangere per avere finalmente capito.
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