Nota a perdere

Pioggia leggera su questa sera discreta.
Piove piano sulle prime gemme schiuse
e sulla tenera erba.
Piove piano negli occhi di un vecchio
che guarda i ricordi dal vetro di una finestra
e ancora piove piano sui giovani amanti
che bruciano dubbi e paure, insieme.
Piovono piccole gocce sul sentiero che luccica,
sulla staccionata coperta di muschio,
su una mano tesa che ancora soffre.
Piove piano dentro questa sera leggera,
dentro le nuvole che abbracciano i monti
desiderosi di queste carezze.
Piove piano sui misteriosi rumori del bosco,
sui confortanti rumori di casa,
sui rumori dell’anima.
E piove ancora sulla superficie di queste parole,
mentre non solo gocce, penetrano a fondo,
si confondono
e non rimane più traccia.
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Accedi

Sempre lo stesso, all’apparenza,
per chi cede lo sguardo all’indiffernza,
all’abitudine,
alla stessa fermata del tram, alla solita ora,
con lo stesso sorriso e quella paura fra i denti,
di un tempo che passa, sempre lo stesso,
senza fiato, come queste parole, senza respiro.
Mi fermo, porto dentro una folle dose di serenità,
niente connessione ad un unico account,
ma un continuo download con un fiore che sboccia,
un seme che cresce,
un’alba che fa capolino sopra il cuscino
ed un tramonto che si ritira altrove,
oltre il confine di una nutrita speranza.
Che ingarbuglio, vero,
che strano modo di sporcare questa pagina bianca.
E tutto passa, comunque, nonostante soldi,
tecnologia e successo,
nonstante debiti, trabiccoli ed inciampi.
Solo una cosa rimane la stessa:
la  sorpresa quando ritrovo ad ogni stagione,
un fiore che sboccia,
un seme che cresce,
un’alba che fa capolino sopra il cuscino
ed un tramonto che si ritira altrove,
oltre il confine di una vigorosa speranza.
Ma solo se abbracciato a qualcosa che abbia a che fare
con il subbiglio del  cuore!
In fondo sono nato per amare, come te …
anche oltre il dolore,
e se ti strappo un sorriso, non è rubare,
è scambiarsi per un’infinitesimo istante
la pelle dell’anima e sentire lo stesso calore.
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Per gioco

Giocare con le parole,
ģuardandole mute sopra un foglio bianco.
Coprirle con la mano e non vederle più,
anche se riconosciute
e non fanno più paura.
Proseguire il gioco,
rischiando,
dando loro il vestito di una voce
e riempiere il vuoto di una stanza.
Nessuna eco di ritorno,
voce che si perde dentro i muri,
così come nelle rughe della vita.
Eppure più leggere, adesso,
nonostante il loro carico di pioggia.
Ma fuori, nella notte dispettosa,
c’è una luce intensa per i ladri di tesori.
E le ripeto come un mantra,
mentre faccio pace con me stesso…
e non fanno più paura.
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Senza una rosa

Romantico.
E’ il tuo sorriso di liquirizia,
dolce amaro come i tuoi occhi
gettati oltre le cose che ti sono davanti.
E non serve una rosa sopra il cuscino
per riempire d’amore la stanza.
Ci bastiamo,
con le nostre carezze ed i nostri sospiri,
con il meglio ed il peggio di noi,
abbracciati ad un dolce e lungo abbandono.
Che il mondo fuori continui da solo.
Romantici,
per un’ora o forse più,
o forse per sempre,
asciugando lacrime sparse qua e là sulla pelle,
raccogliendo cocci di sogni che non si avverano più,
conservando nel cuore quel che è possibile.
Stasera la luna imbiancherà le strade deserte
ed i sentieri silenti del bosco.
Filtrerà come una ladra dalla finestra,
ammiccando le nostre lenzuola
e ruberà un po’ di calore da un fuoco amico.
Romantico,
è quel tuo sorriso di liquirizia
che si scioglie lentamente nel mio.
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Argilla

Modella il tuo tempo,
come fosse tenera argilla che ruota
tra il calore delle tue umide mani.
Qualcosa che nasce dai tuoi pensieri
e trasforma il silenzio in parole.
Sentine la consistenza, un valore ed un peso,
un solo respiro che non si disperde
senza lasciare un accenno del suo passaggio vitale.
Ma fai presto, perchè il tempo è nemico
di chi lascia fermare la ruota.
E come l’argilla si secca,
così la nostra vita diventa fragile,
tanto che basta un piccolo gesto e tutto ritorna in piccoli pezzi.
Difficilmente è possibile rimetterli insieme.
E la memoria serve a ben poco,
se non l’accompagna la pace nel cuore.
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Un tempo mascherato

Un tempo lungo che si ribalta,
come genuina terra  sferzata dalla lama di un aratro.
Lo sguardo rimbalza sulla dolce collina
e cala lungo i vigneti spogli,
fino a perdersi nella foschia che risale i prati vicini.
Sulla strada deserta che porta al paese, silenziosi coriandoli,
sparsi come i pensieri che mi accompagnano.
Custodi d’ immagini, di sorrisi e di burle, di profumi di festa e di bambini solari vestiti di sogni.

Respiro da un’antica porta dell’animo.
A noi grandi rimane un agrodolce sapore di tempo
che si ribalta.
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Andare non molto lontano… verso l’infinito

Quanto vorremmo in questo viaggio di sola andata, avere in tasca, barando, anche un biglietto di ritorno.
Così da poterlo toccare ogni tanto, sentirne la ruvida presenza, lo spigolo vivo e darci un rapido sollievo, quando tutto traballa ed il binario sembra improvvisamente finire nel vuoto.
Ma no, non è possibile volare senza ali, non è possibile attraversare il mare a piedi ed è per questo che la perfezione della nostra vita non esiste e lascia solo posta all’opportunità. O forse la perfezione stessa sta proprio nella sua irripetibile imperfezione.
A passi svelti, oppure lenti, accanto ad un tempo intransigente ed a volte amico spassionato, ci fermiamo, sorridiamo e ripartiamo; ci fermiamo, piangiamo e ripartiamo. Ci fermiamo e talvolta ci perdiamo.
E c’è chi aspetta sempre un treno che non passerà. E c’è chi aspetta di decidere la meta. Io sono in viaggio da una vita intera e non mi fermerò, neppure adesso che potrei arrendermi, neppure adesso che potrei proteggermi. Ma da cosa? Dalla stessa vita? E che senso avrebbe.
Tu, voi, siete la ragione ed il sentimento, una zona libera in cui lasciare le mie cose ed addormentare quei sogni che profumano ancora d’infinito.
Lo capisci adesso?
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