Da zero

E riprovi, riprovi,
ogni volta pensando di ripartire da zero.
Eppure non è così.
Le ginocchia ferite, smettono di gocciolare,
guariscono e diventano sempre più forti.
Non è detto che mangiare la polvere di una caduta
non serva ad assaporare la gioia di una prima vittoria.
Forse, dimentichi di quanta forza c’è nel tuo spirito,
quando è un sogno a sostenerlo, una speranza,
il calore di un’altra anima che non ti aspettavi così vicina.
Da zero riparte un conteggio, una sfida, una cocente sconfitta, o almeno si dice.
Da uno può ripartire un sorriso, un contatto, un segnale di aiuto.
Da due sei già in viaggio, con un leggero bagaglio che ti può portare lontano.
E allora riprovi, riprovi,
ogni volta sapendo di ripartire da due.
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Forse, come me

Chissà se stai guardando ora
lo stesso fronte nuvoloso che nasconde il sole,
o forse lo difende solamente dalla vista di tanto dolore,
di inutili sprechi di energia.
Chissà se stai pensando a quei raggi di sole,
come a capelli dritti di qualche fumetto giapponese
e ci ridi sopra,
prima del solito passaggio a livello stranamente alzato.
Chissà, se come me, cerchi in ogni giorno
una goccia di rugiada,
per dissetare l’animo in cammino,
raramente pago di quanto ha avuto.
Queste ore del mattino, si perdono tra il tepore del risveglio
e gli sguardi di persone indaffarate a vivere,
altre solo a morire di quotidianità.
Chissà se ora che la notte ha ormai svelato ogni suo mistero,
hai dimenticato tutto,
il sole ha percorso il suo tragitto
e nel sogno ti è rimasto quel sorriso riflesso nello specchio di uno sguardo.
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Vita

Quando tutto sembra ruotare intorno a te,
è felicità,
splendida serenità.
Le coincidenze diventano armonia,
una in fila all’altra,
come passi che ti portano alla meta.
E ti accorgi di quanto è azzurro il cielo,
ti quanto sia bello un fiore,
di quante sfumature ha ogni emozione che ci sfiora.
Schegge di felicità che penetrano nel cuore
e sciogliendosi nutrono un insieme.
Ed ancora ti accorgi del calore della voce,
del profondo specchio degli occhi che ti osservano,
della forza della vita su ogni dolore.
Ti lasci trasportare da questa corrente,
accettando il tuo destino,
quasi con la certezza che sia quello giusto,
quello che volevi che fosse.
Ma non durerà per sempre.
Sono momenti in cui ti godi il panorama da una cima,
ma sai che dovrai tornare a valle,
ed un domani, ricominciare da capo.
Così è, così sarà sempre.
Molte cose accadono e non ce ne accorgiamo.
Altre volte, sobri di vita e di ragione,
le riconosciamo naturali.
Fanno capolino le prime stelle della sera.
Come un bimbo curioso rimango a naso in su,
a respirare l’aria fresca,
a dimenticare le cose da fare
e se anche sono solo,
non sento più paura,
adesso.
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Un’altra piccola storia

“E se le pagine volassero via,
strappate da un vento dispettoso,
ignaro del carico d’emozione di ogni parola?
Ricordo quelle pagine che si richiusero una sull’altra,
volarono nell’aria come aquiloni impazziti
e planarono sull’acqua irrequieta del fiume, sbiadendo.

E se quel libro fosse stato la storia di quello che eri?
Che avresti fatto? Cosa non avrebbe avuto più senso
e cosa avrebbe potuto ancora valere?”

Respiro l’aria fredda di questa notte invernale.
Un leggero vapore svela il mio calmo respiro,
sussurro di un animo che contempla l’infinito,
rubando al tempo il suo valore,
restituendo al tempo il suo dolore.
Note di pianoforte, cadono come fiocchi di neve,
e le ascolto, mescolate al silenzio di una natura che aspetta domani.
Come me, quando ricordo il segreto di potermi fermare,
quando dimentico un libro aperto, senza mai leggerne la fine.

E se le pagine volassero via,
non temere, abbi il coraggio di riscriverle…
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A volte ritorno

Osservo con stupore le parole sul foglio,
ma non le riconosco, seppur vergate da questa mano.
Scivolano come sabbia fine tra le dita,
e si perdono a terra con un fruscio
che ricorda l’agitarsi delle foglie al vento.
E’ inutile provare a conservarle,
sfuggono alle emozioni,
vano il tentativo di farne granito,
quando basta un pò di pioggia per svelarne la consistenza.
Un pezzo di gioia, un pezzo di dolore, stessa torta da dividere.
Ecco cosa vorrebbero descrivere…
… se solo avessi pennelli e colori ed un soggetto da dipingere.
Come sempre appese ad un filo virtuale
e ad un pezzo di vera terra,
quella che amo tanto,
che sa di muschio ed erba,
di fumo e cenere,
di sudore e di fatica,
di sorrisi e di ricordi,
di profumo e fogna!
Non le guardo più le mie parole;
le scrivo e le dimentico (come un bugiardo dimentica la verità).
Le abbandono come carte sopra un tavolo di bari,
dove non si sa chi abbia vinto veramente.
Mani in tasca, un respiro che ancora mi accompagna dal profondo,
continuo a passeggiare tra i miei sogni,
senza impronte… che possano portare fino a me.
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Nome dimenticato

Le nuvole si sfregano nel cielo che a poco, a poco, cambia colore.
Arrotolo giorni di vita come fossero cartine di sigaretta, fumate mano in tasca,
guardando la gente che insegue sogni e follia.
Pensieri e memorie, abbassate come rumorose saracinesche dove campeggia la scritta ormai logora, “torno subito o forse mai più”.
Amori corrisposti, altri infranti, un insieme di punti uniti da una linea sottile passante da un cuore ubriaco, sempre libero.
Un passo avanti ed uno indietro, una mano tesa ed un pugno chiuso;
sale e pepe, luoghi comuni o forse solamente l’ennesima prova
del tempo che scivola via indifferente al tuo nome.
Giochi di parole senza soluzione in fondo alla pagina,
passatempi pericolosi o solo noiosi, mentre la vita incalza a fare presto,
ad aprire gli occhi socchiusi, non alla polvere di qualche inganno,
ma al dolore di quanto hanno visto.
Le nuvole grigie si sfregano in cielo e bagnano la gente china sotto gli ombrelli…

Perturbazione di passaggio

Guardo il vetro leggermente appannato,
mentre la notte mi insegue veloce
tra le fosche luci dei neon ed il buio di angoli vietati.
Le gocce non scivolano via,
ma restano aggrappate come radici di un fiore montano sopra la roccia.
Solo i pensieri scivolano via,
rapidi come un treno ad un passaggio a livello,
come un intenso piacere
che poco dopo rimane liquido, nostalgico ricordo.
E quel che noto, sorpreso,
è il mio respiro leggero,
come polvere tra vecchie cianfrusaglie,
che richiama alla vita reale.
Trovare un significato a queste emozioni? E perchè dovrei.
Così semplice e forse banale, lasciare che tutto scorra,
indipendentemente da ciò che sono, da ciò che vorrei,
dal tempo inzuppato di pioggia che s’inceppa nell’animo.
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