C’è il tempo del pensare ed il tempo dell’agire. Giacciono entrambi sullo stesso piano ed è probabile incontrarli in armonia solo in un unico punto definibile, che è quello di un consapevole presente.
“Ma noi viviamo nel presente” mi si dice protestando.
Ed eccoci impegnanti a pensare che domani penseremo nuovamente e potremo fare quelle cose che rimandiamo inevitabilmente a quel tempo giusto per provare a farle. Parbleu! Qui ci vuole un respiro a fondo, tanto per cambiare l’aria che ristagna nei polmoni, dando fiato e nuovo slancio che si traduca in evidente movimento sostenuto da dinamica ed energia.
Certo, noi viviamo, per forza o per ragione, ma a furia di pensare senza agire, confondiamo il pensiero con l’azione, come se la vita fosse solamente un sogno, come se valesse la proprietà commutativa.
“Ma non è vero” mi si ribatte con vigore, ” non è facile cambiare ogni momento e seguire espressamente la volontà di ogni singolo pensiero.” Quelle précision! Non dico di saltare come grilli in mezzo all’erba, ne di volare tutto il giorno come api tra le diversità dei fiori, dico solo che alla fine del pensiero ci deve pure stare un punto, che non è nient’altro che la fine delle nostre previsioni ed un inizio di realtà che con la mente abbiamo solo ipotizzato.
E qui mi scuso e non mi pento.
Impertinente
27 Ottobre 2009 di spaziocorrente

E quando finalmente ti decidi ad aprire la porta del presente, la porta dell’azione, hai come l’impressione di trovarti di fronte ad un armadio troppo pieno di cose accantonate alla rinfusa nel vano desiderio di annullarle
Che fatica riemergere da quella montagna da cui ormai ineluttabilmente ti senti travolgere!
Non hai nulla di cui pentirti.
@ romaguido: non serve aprire la porta del presente, è già aperta. Serve chiudere quella del passato, è quella che ti rovescia cose sul cammino. Ciao
@ sancla: grazie, mio avvocato!