Se ti ritrovi ad inseguire le lettere, per poi trovarle accatastate in parole, come se fossero tracce di un incidente avvenuto all’incrocio, forse è il momento di accostarsi a margine del foglio bianco, appoggiare delicatamente la penna e far si che lo spazio silente rimanga deserto, depositario di ignoti destini che non saranno svelati e custode di gelosi segreti a noi sconosciuti.
E’ questione di attimi, in cui tenacemente vuoi rubare al tempo fotogrammi di vita. Al momento sembrano istantanee chiare e permanenti, che velocemente ripieghi in un angolo delle tue sensazioni. Ma tornando a casa ti lasci distrarre da dispettosi pensieri e così, a volte, quel che rimane è talmente sfocato, che non è possibile guardarlo per molto.
L’unica cosa da fare è voltare nuovamente lo sguardo, dove c’è vita, dove l’immagine rimane forte, perchè ci sono parole che mai scriverò ma leggerò solamente seduto all’ombra della mia anima.
Inciampi
9 Luglio 2009 di spaziocorrente

far tesoro di certe parole è la cosa più saggia che possiamo fare
il logorio della vita moderna non ci permette troppo stesso di fermarci a riflettere
quell’esame di coscienza che ci viene insegnato da piccoli e che si perde sul cammino della crescita
ci sono parole che non si dovrebbero nemmeno scrivere, dovrebbero essere ben incise dentro di noi
ciao carissima
buona giornata
Ma, Irish, ti confondi sempre! Non sai che Spaziocorrente è un baldo giovanotto?
“ci sono parole che mai scriverò ma leggerò solamente seduto all’ombra della mia anima.”
Come dire : “Il silenzio è d’oro”, come dire “Nessuna frase, per quanto bella ed efficace, riuscirà mai ad esprimere le cose più profonde, più importanti, più valide della mia vita.
Me ne starò in silenzio per ascoltarle, assaporarle, gustarle fino in fondo”.
@ irish: ci sono momenti di riflessione in cui le parole sono tesori che vorresti condividere con altri. Ma poi ti accorgi che non riuscirai mai a scriverle perchè hanno un suono solo dentro di te. Hai ragione, rimangono incise dentro ed a me resta un piccolo rammarico di non poterle staccare.
Buona giornata a te.
@ romaguido: il silenzio in questi momenti non è indispensabile. Potrebbe esserci anche il rumore del tuono od il fischio di treni che stanno partendo. E’ l’attimo in cui il presente si congela e vorresti relegarlo con le parole in una sospensione del tempo, per poi riprenderlo così com’è soltanto leggendolo. Ma ciò non è possibile se non in un quell’inafferrabile confine che c’è tra il tuo cuore che batte e la tua mente che pensa.
Grazie a te.
Oh, Spazio, ho l’impressione che il tuo commento sia ancora più bello del post. Bravo!
In genere non inseguo le lettere, lascio che siano loro ad inseguire me.
Ed io, in genere, mi faccio trovare pronta ad accoglierle, chè ho bisogno di loro, almeno quanto loro ne hanno di me.
Ma pensandoci bene, questo non è nemmeno un inseguimento, nè un inciampare, è semplicemente il naturale e spontaneo fluire dei pensieri…quelli che si liberano più facilmente se si volta nuovamente lo sguardo, dove c’è vita.
Grazie…
@ Elle: inciampare a volte significa accorgersi della presenza di qualcosa, diventarne coscienti e da qui nasce il titolo di questo post. Non inseguo le lettere ed in senso metaforico le intendo solo come compagne e complici del mio pensare e del mio modo di comunicare con gli altri. Vivo momenti in cui quelle lettere si uniscono in un fluire dolce, senza resistenza, come lo scorrere di perle nel filo della collana. Ma in quel momento, per necessità od altro, non posso fermarle, posso solo sentirle e leggerle con quella parte di me che ha gli occhi per farlo. Quando poi ho la possibilità di rievocarle per offrirle anche a chi mi è vicino, ecco che a volte sfuggono e non ritornano più dolci e fluenti come prima, nonostante ne senta il sapore e ne veda ancora il colore.
Forse ancora una volta per dire che gli attimi di consapevolezza sono gli unici momenti di eternità, da non rimandare perchè poi non può che rimanerne soltanto il profumo o l’impronta sfocata per terra. Ma per nostra fortuna basta volgere nuovamente lo sguardo ed è ancora vita, e sono nuove possibilità. Basta coglierle.
Grazie a te …
parlavo poco tempo fa con un’amica sull’impossibilità di tradurre le parole pensate (così come le abbiamo pensate e come sono perfette) in parole scritte o dette che siano altrettanto calzanti. E allora meglio tenerle da parte, conoscerle bene, prenderci confidenza e magari riuscire a farle uscire in modo naturale quando meno ce l’aspettiamo.
@ sancla: infatti solo quando “escono in modo naturale” riescono ad appropriarsi (in parte) del loro valore originario ed addirittura arrichirlo. E comunque per quelle parole mai scritte rimane sempre un posto dove restare, non mute ne disperse in vuoti silenzi, ma gaie e frizzanti come acqua che esce da una sorgente (che in fondo sei tu).
Grazie
… e notte!.