Cosa cerchi dietro alle parole che già non hai?
Forse stai frugando in una tasca per cercare le chiavi di te stesso?
Ho provato ad infilarci una mano ed ho trovato un pò di sabbia mescolata a fili d’erba.
Forse polvere su una moneta di poco valore e poi quella carta spiegazzata, dimenticata, come quelle frasi scritte tempo fa.
Ma non ho trovato chiavi e del resto non c’era peso che potesse indicarne la presenza.
Le dita non smettono di cercare, come se in quella tasca lo spazio fosse immenso,
come se quella tasca fosse una porta su un mondo da scoprire.
Non ci sono occhi per vedere ma solo tatto per sentire.
C’è calore: eppure la prima sensazione era di freddo.
Un filo che si stacca e che s’impiglia sotto un unghia,
un filo che trattiene ma che tagli senza sforzo.
Sono a casa e non ho più premura, ne domande.
Le mani sono libere.
La porta è aperta e non penso più alle chiavi.

Le chiavi sono un peso e un limite, forse “la chiave” sta proprio nel non usarle.
Eppure quella sabbia, quei fili d’erba, quella carta spiegazzata, quel calore ti appartengono, sono testimonianza di momenti, sensazioni, emozioni, vita. Certo, ora non servono più, non hanno un valore venale, un’importanza reale; eppure, scoprendoli, avrai pensato alla gita al mare, alla passeggiata in campagna, agli appunti presi per fermare un tuo pensiero. Ora puoi staccartene, non servono più, ma le esperienze che hanno fatto si che quelle insignificanti, umili cose finssero nella tua tasca saranno tue per sempre. Domani potresti scoprire che, grazie a quei momenti, sei cresciuto un po’ di più, hai capito o sentito qualcosa in più e che le chiavi di te stesso non sono da nessuna parte, ma tu le materializzi, poco per volta, anche attraverso passaggi che a prima vista potrebbero sembrare assolutamente insignificanti.
@ Sancla e Romaguido: sono piacevolmente stupito dalla bellezza delle vostre chiavi di lettura. Avete “aperto” questo post senza fatica… ed io che pensavo di averlo messo sotto chiave! Veramente grazie!.