… all’improvviso penetrano dentro di me e rimangono per sempre…
Sono soltanto parole rubate ai poeti o racchiudono il segreto del nostro vivere sereni nella turbolenza della vita? Sono soltanto parole sospese e fluttuanti nell’aria che si mostrano come arcobaleno improvviso, ma di cui non si riesce a coglierne appieno i colori e le sfumature?
Vorremmo essere sempre felici, od almeno un pò felici, eppure il cielo non può restare perennemente azzurro, così come i verdi versanti montuosi d’estate cambieranno nuovamente colore. Abbiamo bisogno della pioggia che ci bagna, che nutre la terra arsa dal sole, che lava i residui della polvere del nostro cammino. Abbiamo bisogno della neve che copre ogni cosa, che imbianca leggera e quieta il rumore della foresta e della nostra anima. Abbiamo bisogno del temporale, del bagliore del lampo e del fragore del tuono, che ci risveglia dal nostro torpore e che ci fa alzare lo sguardo nuovamente a quel cielo.
Ed è per questa ragione che ogni giorno viviamo attimi di felicità, schegge rubate al diamante del nostro essere uomini, attimi condensati in gocce silenti e luccicanti destinate ad evaporare nel tempo.
E’ come ascoltare una musica che suona da dentro, di quelle che non ascolti con un unico senso. Vorresti che non finisse mai, vorresti che quelle note si rincorressero all’infinito, in un giro di danza. Ma non è così e tu lo sai.
E’ come due labbra che sigillano un bacio, di quelli che racchiudono il vero amore tra due incontri. Vorresti che quello scambio di cuori chiuso in un unico abbraccio non finisse mai. Ma non è così e tu lo sai.
E’ come leggere parole scritte su foglio bianco, parole che imprimono e sospendono il tempo, che si lasciano rapire dai tuoi occhi socchiusi. Vorresti che non ci fosse un punto nero che interrompesse il segno del tratto dallo spiazzo bianco. Ma non è così e tu lo sai.
Non può essere così ed è il nostro essere che impara che l’attimo ha una sua fine.
Cosa ne sarebbe di una lettera in cui le parole sospese finissero per essere sospinte lontano dal vento? Cosa ne sarebbe di un’abbraccio infinito, se non senso di soffocamento di un’emozione? Cosa ne sarebbe di una musica che suona perenne, se non fastidio per quando il silenzio deve farsi sentire?
Dobbiamo vivere schegge di felicità, come esplosioni di emozioni improvvise. Ma in questo caso non serve cercare un riparo; solo chi ha lasciato gli scudi per terra ne sarà penetrato.
Non cerchiamo la felicità nascosta nello spazio infinto del cielo, perdendoci poi in quell’immensità di stelle. Che siano le stelle attimi di felicità e che sia il buio che le divide, il tempo che serve ai nostri occhi per abituarsi ad una nuova luce.
… in ogni caso, in quel buio c’è sempre un chiarore che sopperisce alla stella. E’ un rimbalzo di luce che rimane dentro di noi, ogni volta che siamo colpiti da schegge di felicità.

Sono schegge di vita queste tue.
Frammenti di felicità che regali a chi ti legge e che in qualche modo riescono anche ad essere “contagiosi”.
Mi sento colpita da quelle schegge ogni volta che una parola, una musica, un’immagine, un ricordo mi raggiungono.
Schegge che a volte fanno anche male perchè vanno a conficcarsi in parti sensibili, delicate.
Altre volte invece si incastrano perfettamente nei nostri spazi, in alcune fessure libere…quasi aspettassero di essere raggiunte.
Non voglio certo togliere poesia a questo tuo post caro Spaziocorrente…ma guarda un po’ cosa mi è capitato di leggere stamattina, mentre sorseggiavo il mio caffè?
http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/ambiente/contagio-felicita/contagio-felicita/contagio-felicita.html?ref=hpspr1
Come prima lettura del giorno, non è male.
(sorrido)
Buona giornata.
Non ho dubbi che la felicità sia contagiosa. Sono un pò perplesso sulla seconda regola anche se non c’è dubbio che il contatto fisico riesce ad essere la cima massima che, unita alle emozioni, ti fa dire di esserci arrivato.
(sorrido)
Ps: facciamoci allora portatori di virus!.
Grazie
Buona giornata.
Io ho sempre più di qualche dubbio ad avvicinarmi a questi studi o approfondimenti che ogni tanto spuntano fuori, perchè non so come si possa pensare di poter affiancare le statistiche, o le leggi dei numeri a qualcosa che di schematico e regolare proprio non ha niente, come il sentimento.
Tuttavia l’articolo ha delle parti che ho trovato interessanti e trattate non con la “freddezza” della sola razionalità, direi che nell’articolo viene dato un equo spazio anche all’aspetto più “emotivo” del discorso.
Te l’ho voluto segnalare perchè mi ha colpito subito il discorso del “contagio” che era un po’ quello che ti avevo lasciato scritto ieri nel mio primo commento a questo post e che sarebbe interessante portare avanti, come spunto di riflessione.
Dell’articolo evidenzierei e sottoscriverei soprattutto la chiusura:
“L’amico dell’amico dell’amico di una persona sorridente, pur non sapendolo, è infatti più felice anche grazie a lei. “Qualcuno che non conosciamo e non abbiamo nemmeno mai incontrato ? conferma Fowler ? può influenzare il nostro buon umore più di cento banconote nelle nostre tasche. È incredibile quanto potere abbiano le persone che ci vivono accanto”.
Concordo con te sul valore delle ricerche nel campo emotivo. E’ comunque un’utile riflessione quella proposta e che, vedo, ha già fatto il giro nel web. L’ho ritrovata come segnalazione in più post.
Allora è proprio vero che l’uomo rincorre la felicità passandogli accanto, guardando sempre più in là, non accorgendosi che a volte arriva da chi ti sta accanto, anche non solo fisicamente, e porta nel cuore la stessa frequenza che è dentro di te. Sono solo schegge ma arrivano dritte in profondità.
Mi verrebbe da dire “Cercansi untori”; in realtà mi rendo conto che l’untore più efficace è dentro di noi. Chissà perchè qualcuno sbaglia nel registrare la giusta frequenza!
@Spaziocorrente: non ho verificato, ma non faccio fatica a credere che questo articolo o comunque l’argomento possa aver fatto il giro della rete.
Io stessa, appena letto, avevo pensato di scriverci su, ma poi mi sono venute in mente queste tue “schegge di felicità” e l’associazione con la parola “contagio” mi ha riportata qui.
Il tema è vastissimo e al di là degli studi scientifici credo possa essere affrontato su più fronti, l’articolo stesso tocca diverse tematiche, che andrebbero isolate e discusse, approfondite. Come in ogni cosa, forse bisogna solo saper scegliere.
E se siamo qui a discuterne in tre, è già un provare a sviscerare qualcuno di quei punti, non trovi?
@romaguido: sicuramente ognuno di noi ha in sè le risorse necessarie per essere felice, senza dover legare o far dipendere la propria felicità esclusivamente da fattori esterni.
Eppure, pur partendo da un potenziale comune, credo anche che, nel corso della vita di ciascuno di noi, ci siano percorsi individuali, crescite, metamorfosi, gioie, dolori, ambienti, famiglie ecc. ecc. che in qualche modo segnano e modificano quel potenziale comune iniziale. Ed ecco allora che le frequenze cambiano: qualcuno trova subito la giusta sintonizzazione, qualcun altro deve spendere un po’ più di tempo ed energie, deve fare giri più lunghi, percorsi più impervi, tornanti, soste, salite e discese prima di trovare la giusta frequenza.
E farsi contagiare dall’altrui felicità, non credo sia una malattia poi così grave se può portare conforto (?), aiuto (?), consapevolezza (?), o magari anche solo qualche sorriso in più.
@Elle: la felicità sta racchiusa in attimi e chi la prova tende anche a donarla, come recita un punto dell’articolo. E questo è il segno del contagio. Non sono così d’accordo sul fatto che necessiti necessariamente il contatto fisico, perchè le schegge di felicità di cui parlo le puoi trovare anche solo nelle parole, nei ricordi, nel sogno della tua mente. Illusione? Può darsi, ma se mi fa sentire felice che differenza fa?
E’ anche innegabile che il guardarsi negli occhi, un’abbraccio od una carezza amplificano come un megafono l’onda emotiva di felicità. Ma a volte il contatto può venire a mancare e perciò, se la tua felicità è vera, può splendere ugualmente in quell’assonanza di frequenze lontane.
@Romaguido: tu che conosci il luogo dov’è, non aspettare che qualcuno venga a registrare la tua frequenza. Lascia che sia e quella frequenza si sintonizzerà da sola sul giusto canale.
grazie
No, Elle, anzi! E’ bellissimo lasciarsi contagiare dall’altrui felicità ed è bellissimo che qualcuno voglia renderci partecipi della sua felicità, sopratutto oggi che le parole d’ordine sembrano essere egoismo, edonismo, assoluto disinteresse alle esigenze ed ai problemi dell’altro.
Ma per lasciarsi contagiare dalla felicità bisogna abbandonare quella strada che, pur fatta di “giri più lunghi, percorsi più impervi, tornanti, soste, salite e discese”, ci era parsa comunque la migliore, bisogna ammettere a se stessi di aver sbagliato ancora una volta e, finalmente, “sentire” che è arrivato il momento di svoltare, perchè, come dice spaziocorrente, (che ringrazio per le sue parole), in fondo la frequenza è quella giusta ed è importante non frapporre alcun ostacolo alla sua più naturale sintonizzazione.
Vi ringrazio entrambi; è bello questo discorso a tre.
Una parte dell’articolo parla di “necessità di contatto fisico” per trasmettere felicità?
Sinceramente non ricordo, dovrei andare a rileggere ma il fatto che quel punto sia passato inosservato ai miei occhi, già ti dice quanto possa contare per me.
La felicità è un attimo (di parole, di sensazioni, di ricordi, di sogni, di realtà…), meglio ancora se condiviso (e qui veniamo al contagio).
Perchè se hai tutto ma non hai con chi condividerlo…è un po’ come non avere niente!
Grazie a te.
Qualcuno dice che insieme si dividono i dolori e si moltiplicano le gioie; ecco, le “schegge” riescono a raggiungere velocemente il bersaglio anche se questo è molto, molto lontano. Così le sensazioni, i ricordi, i sogni possono essere raccontati e trasmessi a chi sa ascoltarli, a chi sa apprezzarli, a chi ne capisce e ne condivide il senso più profondo.
E’ un fenomeno in cui la distanza fisica perde il suo valore negativo di ostacolo alla trasmissione delle emozioni. Ma anche in questo caso è necessario che ci sia il desiderio e la volontà di farsi colpire dalla scheggia, di raccogliere la bottiglia e leggerne rapiti il messaggio, “perchè se hai tutto ma non hai con chi condividerlo…è un po’ come non avere niente!”.
“perchè se hai tutto ma non hai con chi condividerlo…è un po’ come non avere niente!”
…ma per la regola del contagio se riesci ad avere il tutto dentro di te, non puoi che condividerlo con gli altri, inconsapevolmente, anche se tu non lo sai, anche se tu pensi di doverlo fare solo con “quel” qualcuno. Il sorriso felice parte con una meta precisa, forse, ma nel suo viaggio si espande come profumo nell’aria ed arriva a sfiorare i sensi di chi magari ti è solo alle spalle e non parla di te.
E’ molto triste la frase di Elle perchè è vera. Ma voglio pensarla come un segnale per chi pensa di essere solo ed invece ha accanto un’enorme montagna d’amore. Scaliamola.
Grazie a voi
Da una filastrocca d’amore (finito):
“Io la tua “isola” non sarò più,
ma un arcipelago pieno di ponti:
tanti mi cercano, sono presenti,
piccoli, grandi, amici, parenti”