21 Novembre 2009 di spaziocorrente
Ora sai che è vero
e non dubiti del tuo cammino,
non ti curi del silenzio delle parole,
forte di un sentimento che annulla le nostre distanze.
“A volte vorrei che fosse vero”
e poi scopri che vero lo è,
che è possibile continuare a salire un sentiero che porta alla cima,
dove non cerchi più niente,
perché quel che dovevi trovare è sempre stato dentro di te.
E di questo ne sono felice e sorrido.
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19 Novembre 2009 di spaziocorrente
Sera fosca,
sul viale del mio ritorno,
stende pioviggine e nuvole basse.
Invisibili gocce sospese,
si appoggiano al viso
come piccoli tocchi.
Tremule luci soffuse,
accarezzano le foglie cadute;
scorgo il loro colore.
Odore di muschio,
nell’aria densa di rumori furtivi,
vicini e lontani.
Sembra che tutto riposi,
abbandonato ad un sonno sereno.
La mia presenza solo un discreto passaggio,
che non può disturbare.
Scivolo via portandomi appresso un sussuro.
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18 Novembre 2009 di spaziocorrente
Nessuno vede un albero allo stesso modo. Ci si può accordare su come è fatto, sulle caratteristiche fisiche che lo compongono, sul significato che gli attribuiamo quando è collocato nello spazio e nel tempo, ma il mio sguardo rivolto a quel albero, pur simile che sia, non sarà mai uguale al tuo. La vista di quell’ albero è per me la somma di tutto ciò che condividiamo, più un qualcosa che appartiene solo al mio vissuto e comprende la mia sensibilità, la mia conoscenza, la mia esperienza, la mia indole nell’attribuire un valore ed un senso ad ogni cosa.
Questa solitaria visione non deve far paura, non deve portare a pensare che siamo un aggregato di solitudine che cerca disperatamente un collante per vivere insieme, ma deve essere forza e bellezza di quel principio che afferma la nostra unicità, nel bene e nel male e che si fa dono e condivisione con gli altri.
La realtà oggettiva si mescola il più delle volte con quella soggettiva, pur rimanendo se stessa. Un albero rimane un albero ma nell’affinamento della nostra percezione della realtà può essere svariate cose a secondo del momento o di quello che vogliamo che sia. C’è chi guardandolo lo può vedere come riparo dal sole o dalla pioggia, oppure solamente un qualcosa che sporca per terra d’autunno, oppure un pericolo incombente durante la tempesta oppure una parte di una natura che ci comprende ed è indispensabile. Mille modi per sentire e vedere un elemento che la realtà oggettiva presente a tutti nello stesso modo. In questo esempio l’albero prende vita solo nel momento in cui interagisce con il nostro pensiero e con esso si confronta diventando il nostro albero.
Così è nel quotidiano delle nostre giornate, in questo reale che si dispiega con un divenire e si trasforma a secondo di come siamo cresciuti, di come viviamo, di cosa pensiamo, di come ci poniamo di fronte all’oggi, al domani ed al passato. Una miscela di polveri che può essere esplosiva ed energetica e proiettarci in avanti o solamente un depositarsi di strati che si accumulano e tolgono la voglia del sorriso.
C’è chi afferma che non è possibile cambiare queste stato di cose: quel che siamo, siamo e saremo. Viviamo in ciò che siamo senza margini di manovra e moriremo in ciò che siamo chiamati ad essere. In parte è vero ma in questo cerchio che comincia con il nostro nascere e termina con la nostra morte nulla è costante. Si può immaginare la nostra vita come in un insieme di infiniti cerchi posizionati a più livelli, anch’essi infiniti, in cui abbiamo la possibilità di posizionare il nostro essere. E’ questo è la nostra scelta, a prescindere dalla rotta che ci siamo programmati fino ad ora. Nel nostro crescere, giorno per giorno, ci sono sempre incroci da passare, dove scegliere se continuare diritti o svoltare, cambiando strada, nonostante le condizioni oggettive in cui viviamo. Ciò significa cambiare il livello del cerchio. Possiamo salire e scendere in questa scala dei valori in cui al centro c’è solamente il nostro mondo solitario ed isolato, mentre nella periferia si espande l’infinito e la coscienza di essere tutti parte di un unico irripetibile disegno.
Troppo spesso questi passaggi vivono inconsapevolmente dentro noi e li osserviamo nelle gesta di quegli uomini che stimiamo e prendiamo ad esempio, non per la loro leggenda ma per le loro azioni. Questi uomini hanno creduto nel cambiamento, ovvero in una realtà in cui prevalga una pacifica convivenza fra gli uomini ed il rispetto del mondo in cui vivono. Ci hanno creduto ed ancora ci credono, perché lo vivono sulla propria pelle, lo sperimentano ogni giorno; perché hanno capito che è il miglior modo per lasciare un’impronta che non abbia un fine di gloria ma sia di esempio, di incoraggiamento, un segnale di amore che contribuisca a colorare quel enorme tela della nostra vita insieme.
La prossima volta che osservi un albero prova a girargli attorno, appoggiati al suo tronco, tocca con la mano una sua foglia, respirane il profumo, non pensarlo ma vivilo e poi fai la stessa cosa con la tua vita.
Avrai iniziato a cambiare cerchio consapevolmente.
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16 Novembre 2009 di spaziocorrente
Impalpabili emozioni,
che hanno il sapore del sogno
e lasciano nelle mani polvere bianca,
possibile impronta sul cuore
che un soffio di tempo potrà cancellare.
Strane emozioni,
quando ti tocchi la pelle
e scopri che ne ha assorbito i colori,
tatuaggio indelebile che mostra la loro presenza.
Mi incammino curioso con loro e le ascolto.
Senza timore poso a terra il mio scudo
e finalmente mi arrendo.
Quando ritorno sono solo ricordi.
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14 Novembre 2009 di spaziocorrente
Piangi piano,
racchiusa nelle mie braccia.
Ci siamo guardati negli occhi
e senza parole ci siamo capiti.
Non ti è servito chiedere
perché ho accolto il tuo bisogno d’aiuto.
Ora che sei qui con me,
ti ascolto,
mi lascio guidare dal tuo incerto respiro.
La mia mano ti accarezza i capelli,
come potesse sciogliere i nodi che hai sul cuore,
come potesse lavare quel fango che ti impasta i pensieri.
Un attimo che sembra non finire mai,
in cui nessuno osa cambiarne lo stato;
dove tu ritrovi calore
e dove io posso esser soltanto lo specchio di ciò che vorresti.
E’ finita, non piangere più.
Ti invito a guardarmi sfiorandoti il viso
e vedo i segni lasciati da lacrime amare,
scese da lucidi occhi che fanno domande
e vorrebbero risposte che io non so dare.
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12 Novembre 2009 di spaziocorrente
Credici, sarà così.
Non pioverà per sempre ed il freddo non durerà. Il sole è dietro le nuvole e basta un poco di vento perchè ci colpisca con un raggio splendente.
Credere nell’uomo, anche se a volte la bestia che lo trasforma te lo fa rinnegare, ti fa sbarrare le porte e caricare le trappole, ti fa diffidare dal tendere la mano in cerca di aiuto. Quando la solitudine ti opprime e sembra la tua unica compagna di vita, quando ai polsi ti sembra di portare pesanti catene, puoi sempre contare su una forza speciale che vive dentro di te, insospettabile compagna che non hai mai chiamato per nome, quel soffio di vita che nasce dal tuo essere unico in questo universo, unico e meraviglioso miracolo tra infinite possibilità. Ora sai che c’è e non puoi più ignorarla. Tu non sei un punto disperso in un foglio, appartieni alle retta della vita che è continua solo se ci sono infiniti punti che la compongono e tu sei uno di questi.
Aver fiducia in te per credere negli altri, per sapere quando puoi sdraiarti sereno sopra ad un prato a guardare le nuvole che vanno via, o quando fermare la cieca violenza di chi ti vorrebbe annullato nel suo pensiero e nella sua volontà. Ma tu sei libero e non permetterlo mai.
Credi nell’uomo e nel condividere ciò che è possibile, ma con questo non abbassare la testa di fronte a chi ti vorrebbe bendato. E quando sei stanco e vorresti mollare, guardati attorno perchè esiste sempre un sentiero che ti pùò portare alla sommità della cima, ovvero alla vita che vuoi. Mentre cammini cercando quell’equilibrio che adesso non hai, respira il profumo dell’aria che si rinnova, osserva le cose che si trasformano, ascolta la musica del mondo che è fuori di te. Ti accorgerai di non essere solo, se dentro il tuo animo conservi e rinnovi con cura il tuo esserci adesso, per te ed anche per me che ti sto scrivendo.
Credici, non per ingannare te stesso ma perchè la tua vita è più importante di ogni dolore violento che ti ha colpito.
La tua irripetibile vita reclama il tuo amore ed avrà il nostro amore.
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11 Novembre 2009 di spaziocorrente
Non sei più tu,
eppure mi ricordi un punto del passato,
quel che non è mai stato e mai poteva essere,
quello che confuso nelle parole
si è trasformato in emozioni chiare.
Come la pioggia che è diventata neve,
come il bocciolo che è diventato fiore,
come un respiro d’inverno che si è perso in una nuvola di vapore.
Non sei più tu,
perchè sei ormai lontana dai miei occhi,
persa nel suono di una voce che mi parlava,
sussurrava come il fruscio del vento lungo i muri,
leggeva lentamente poesie di primavera,
mentre l’edera saliva lungo il tronco per arrivare al cielo.
Che ne sarà di questa nuova sensazione,
che sgocciola come pioggia lungo un cornicione,
che striscia come serpente tra le foglie verdi,
che si aggroviglia nella matassa dei pensieri
e distilla un liquore che fa ubriacare?
Non fermarti ora che le mie mani non sanno cosa fare.
Non sei più tu,
indefinita immagine che si muove nella nebbia,
lungo le banchine vuote di un porto senza navi,
laddove il tempo si è chinato al tuo volere
ed i miei sogni sono rimasti vuoti ad aspettare.
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9 Novembre 2009 di spaziocorrente
A volte ti sfuggo ed a volte ti inseguo, ma in ogni caso non potrò mai fare a meno di te.
Se ti sfuggo non riesco mai ad andare lontano e barcollo socchiudendo gli occhi di fronte alla tua pesantezza. Mi prendi alle spalle e mi massaggi con grazia e dolcezza, tanto che alla fine non resta che l’abbandono e la resa.
Se ti inseguo, ti burli di me e mi lasci perplesso a guardare noiose pareti, pensando ad un trucco per poterti acchiappare, piegare alla mia volontà, che più d’intelletto è soltanto causa di forza maggiore.
Come fossi un amante, questa è una dichiarazione d’amore, che non sempre finisce in un letto e che a volte, poco romanticamente, si svolge appoggiato ad un tavolo in legno ancora imbandito.
Non ricordo mai come succede il nostro incontro segreto, eppure così ricorrente, ma so che puntualmente al risveglio non rimane quasi nulla di te, se non piccoli segni di quel che c’è stato tra noi: invincibile sonno.
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8 Novembre 2009 di spaziocorrente
Bianca brina sui tetti delle case,
luccica temeraria ai primi raggi di sole.
Il cielo è luminoso e senza nuvole,
come fosse azzurro di acquarello.
Cammino sulla strada umida
ed un letto di foglie colorate attenua il rumore dei miei passi.
Un leggero vapore si alza e si disperde dalla terra.
Respiro profondamente l’aria fredda,
che sa di bosco e di legno che brucia nelle stufe;
quasi fosse un balsamo che risana,
non lo sfuggo, ne lo trattengo.
E’ tutto qui,
aperto a questo attimo in cui nulla può cambiare,
nemmeno il mio pensiero;
a questo attimo infinitesimo che sa di eternità
ed invece giace con lo scorrere del tempo.
Ma per lo spirito non ci sono leggi fisiche,
e sommo l’attimo al suo simile,
l’eternità all’eternità,
la vita alla vita,
prendendomi gioco del malinconico ricordo
dove ogni cosa passa e non può durare.
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6 Novembre 2009 di spaziocorrente
Sono andato lontano,
oltrepassando gli abituali confini.
Ho visto paesaggi cambiare,
ascoltato lingue diverse
e letto sui volti le storie di una vita apparentemente comune.
E nel mio procedere ho osservato il tempo sfilacciarsi,
frammentarsi nello spazio e nelle attese.
Ho potuto giocare con la mente,
con l’assenza di punti di riferimento
e con l’audace pensiero di restarne senza.
Dormendo sotto un tetto sconosciuto,
mi hai detto che tutto quel che è fuori è solo un illusione,
una improbabile realtà che costruisco e sgretolo ad ogni passo,
un cammino solitario di una luce in una strada sempre buia.
Ed ho voluto provare, ascoltare la tua voce.
Poi ho aspettato che l’alba si infiltrasse tra i pensieri,
che i rumori si riprendessero il silenzio
e sono sceso sicuro per la strada,
che pur essendomi straniera
restava portatrice di un possibile ritorno.
Non ho creduto nel vuoto dell’assenza
che può esistere nel dolore della mente,
in quell’abisso indefinibile che inizia al di là degli occhi
e finisce solamente annullando ogni distanza.
Un passo indietro per poter capire,
un passo avanti per poter guarire,
chi su quell’abisso si abbandona in volo
ascoltando l’ovattato eco del dolore;
al di là degli occhi chiusi rimane sempre il sole
che, uguale anche per te, brilla senza segnali d’illusione.
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