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Cinque minuti

Cinque minuti
per toglierti un bacio,
per ridarti un sorriso.
Per imprecare su tutto
e fare pace con dio.
Cinque minuti
per esaurire speranze,
per ritrovare pace nel cuore.
Per cancellare un progetto
o socchiudere piano una porta.
Cinque minuti,
che cedo sfacciato all’oblio.
Non saranno più miei
ma giuro di averli sentiti passare.

Una traccia

Cerchiamo spesso nel nostro vivere una grande e marcata linea,
mentre se ci fermassimo ad osservare la nostra storia,
capiremmo che abbiamo solo bisogno
di riconoscere quei piccolissimi punti che la compongono.

Altra via

Il colore della luce
varca il silenzioso buio
di una porta chiusa.
Illumina tristi pareti spoglie,
sporcate dalle ombre degli oggetti dimenticati.
L’aria densa si smuove;
danza in un impalpabile pulviscolo
dentro un raggio in controluce.
Se il tempo ha un odore
qua lo puoi sentire,
sigillato da una chiave
girata nella serratura.


Una nuova opportunità,
ora che l’anima rassegnata
crede di aprirsi al mondo,
ma in realtà non sa ancora
che il mondo l’ha sempre contenuta.

Qualcosa di nuovo

Cento, mille volte percorrerai la stessa strada,
ma non sarà mai la stessa,
se la curiosità sarà quella di uno straniero.

Carta velina

Ogni pensiero
avvolge come carta velina,
forse rappresenta chi sono,
il più delle volte solo uno dei tanti.
Si stracciano al minimo dubbio
ma non lasciano varchi d’ingresso.
Altra carta velina copre il mio sguardo
che in realtà non è poi quello che sono.
E’ un gioco in cui mi nascondo
per poi sorprendermi ancora,
cambiando il colore delle carte che uso.
Pensieri,
fragili veli che ci scambiamo per sempre,
come semi nel vento,
come sudore di una mente di corsa.
C’è chi non se ne cura
e chi, come me, li sente troppo vicini
e li schiva lasciandoli cadere per terra.

Un pensiero,
mi avvolge come carta velina;
rappresenta chi sono?
o forse è l’illusione di potersi conoscere?
Una risposta intuita,
sospesa tra l’essere quello che credo
e quello che,
forse ai tuoi occhi,
realmente sono.

Un giorno di festa

Allegria di una tavola colorata, attorniata da sedie spaiate.
Bottiglie che girano sulla tovaglia e rumori di commensali che attingono e si scambiano sguardi e parole.
Intese ed armonie, che si specchiano nei bicchieri pieni e nei bicchieri vuoti.
Odore di pietanze gustose per chi felice ne condivide i sapori.
Gioia e discorsi si intrecciano a risa sonore.
E’ il gusto dello stare insieme, semplicemente, anche se a volte in sale un pò strette, dove sempre c’è la luce del sole ed il desiderio di restare sereni.
Nessuno è mai solo in questi momenti.
.
Nessuno dovrebbe restare mai solo.
.
Il tempo degli affanni è lasciato di fuori,
come fosse un ombrello bagnato
che gocciola accanto alla porta.

Anni buoni

Mi sono arrabbiato con te,
a volte per qualcosa di importante,
altre volte per futili cose.
Un pò di stanchezza,
un pò di problemi,
ma non mi giustifico se in quel momento
è mancato un sorriso.
Mai un sentimento diverso
dall’amore che provo per te,
ha accompagnato i miei gesti
ed i miei pensieri.
In ogni istante di questo viaggio
cerco di indicarti possibili strade,
a te la scelta di quali percorrere.
Tengo stretto il desiderio di esserti accanto
ma lasciarti camminare da solo,
perchè la storia di una vita non si può replicare
ma va scritta da soli con le proprie esperienze.
Mi fido di te
e non dubitare mai di questo padre,
che ama raccontarti le bellezze dell’essere umano,
senza nasconderti errori
che può ancora commettere.
Buon compleanno, figlio nostro,
sorridi sempre al tuo domani
e non temere di non averne abbastanza.
Nel tuo sorriso vediamo il futuro
e l’incrollabile speranza,
che a primavera il profumo dei fiori
sia sempre un canto per l’anima.

Paura

Passi,
risuonano cupi tra vecchi muri,
cadenzati dalla distanza da coprire.
Luci,
ricadono fioche a terra
e spariscono nelle ombre.
Percezioni,
difficilmente valutabili
si impadroniscono di un pensiero.
Ascolti e fermi il tuo respiro,
fino a quando è chiaro
il silenzio della notte
e fa più rumore del tuo battito;
dietro quell’angolo di strada
non c’è più nessuno.

Briciole di vita

La stufa è appena accesa.
Il calore si spande lentamente nell’aria.
Il sole sonnecchia al di là del monte,
ma la sua luce già domina il risveglio.
Fuori l’aria è pungente
ed ha lasciato traccia di sè sulla terra.
Un leggero velo di bianchi cristalli,
che saranno trasformati in temporanei disegni
al contatto dei primi raggi.
Appoggiato alla finestra scruto il mio mondo.
Avverto quella quiete del bosco.
La conosco e fa parte di me,
nonostante alle mie spalle
sento il dilatarsi del ferro rovente
e lo schioppiettio del legno che arde.
In un angolo di cielo la luna se ne va,
biancastra, ormai quasi trasparente,
con il suo bonario testone
e quella smorfia a volte intrisa di malinconia.
Un ardito pettirosso si affaccia sul balcone.
Sei tu, birbante,
che ogni mattina mi aspetti paziente.
Sembriamo proprio vecchi amici
che si scambiano briciole di pane per un canto.

Il cielo è azzurro, come ieri. Scivolano giornate uguali, con magnifiche albe ed altrettanti tramonti. L’aria fredda delle prime ore lascia posto a quella tiepida, un accenno di primavera nonostante sia ancora pieno inverno.
E’ tutto a posto, se non fosse per quel tarlo che rode dentro. Quella notizia a ciel sereno che ti porta via inesorabilmente qualcuno. Ma non lo fa con la violenza di un istante ma con la celere devastazione di un periodo appena un po’ più lungo. Posso solo immaginare cosa significhi non avere più orizzonti temporali. Passare da un progetto che l’essere giovane ti consente di attuare, all’annullamento di qualsiasi cosa, comprendendo la tua vita.
Sei incredulo, come chi ti sta vicino.
Tutti sappiamo di essere passeggeri di un treno in corsa, ma mai ci si prepara per la discesa, soprattutto quando il viaggio è piacevolmente avventuroso, o peggio, è appena cominciato.
Non posso dirti niente, perché niente possono dare le mie parole. Non bastano neppure a me per contenere questo dolore che va oltre a quello che ci lega, va oltre e si spinge sul senso delle cose, sul senso di questo nostro esistere.
Dovrebbe essere il momento della disperazione, ma neppure quella ha un senso per chi, come me, ha indagato le strade dell’uomo, convinto di seminare speranza.
Ed ora cosa posso offrirti? La fragilità di un miracolo?
No, non ce la faccio. Resto muto e guardo il cielo azzurro sopra la mia testa.
Che contrasto, oggi. E che contrasto sarà domani, fino a che non verrà il tempo delle lacrime e forse il tempo di ricominciare.

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