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Se fosse così

E se venissi da te e ti portassi con me?
Saresti pronta a viaggiare su nuove strade, ad incontrare altri occhi che non assomigliassero ai tuoi?
Cosa dovresti lasciare per rimanere al mio passo e godere serena di quanto ci basta?
Lo sai, io viaggio leggero e mi muovo nello spazio e nel tempo, spostandomi come un riflesso di luce che mira alla sorgente della sua stessa esistenza.
Spoglieresti il tuo tempo per vestirlo di un nuovo colore, ritagliando parole che diventassero gesti, tramutando un emozione proibita in realtà?
Avrei cura di te, avrei cura di noi, perché sul nostro cammino non mancherebbe la luce che guida, che illumina qualche metro più in là del nostro stesso vedere e che rende il buio solamente complice delle nostre passioni.

E se venissi da me e mi portassi con te?
Sarei pronto a viaggiare al di là dei sicuri confini, stringendo braccia dello stesso calore ma dal diverso colore?
Avrei spazio abbastanza per riempirmi di nuove esperienze, lasciando sbiadire ricordi e rimpianti passati?
Lo so, tu viaggi leggera e ti muovi armoniosa tra la bellezza del mare ed i silenzi della montagna, raccogliendo profumi e colori, laddove nascono arcobaleni di vita e speranze.
Svestirei il mio tempo dalle mie sicurezze per renderlo vento mutevole, tramutando presente al presente?
So che avresti cura di me, avresti cura di noi, perché vedremmo lo stesso chiarore e la notte non sarebbe mai un pesante mantello che porta paura.

… e se fosse ora il momento di farlo?

Il seme non ritarda il suo crescere se la natura gli concede il tempo di vivere, mentre a volte noi ci scordiamo di avere lo stesso medesimo tempo.

Illeggibile

Capita a volte di fermarsi un istante, eccome se capita, molte volte davanti ad un impassibile semaforo rosso (l’hai mai visto muoversi? Se la risposta è si, forse avevi bevuto un po’).
Ma se non sei in strada dove qualcuno ti ricorda prontamente che ti devi spostare, muovere il tuo dolce sedere e con lui il tuo tecnologico mezzo di trasporto, può succedere che ti metti comodo e cominci a sfogliare quelle tue parole scritte non oggi, non ieri, ma in un tempo che ormai non c’è più (e dove è andato per diamine).
Devo ammettere che fa pure piacere ritrovarci dentro sensazioni che ricordi di avere vissuto e devo nuovamente ammettere che ciò che stai rileggendo ti pare anche maledettamente chiaro, a volte pure di una banalità sconcertante, ma per lo meno ti sembra capibile. Ed invece ti accorgi, perché te lo fanno notare, che non è così, che ciò che ti sembra semplice sei riuscito a racchiuderlo in una metafora che si blinda da sola ed è impossibile aprirla, perché non hai lasciato la chiave appesa al solito posto (manco ti eri accorto di averla sto chiave).
Risultato: illeggibile,
perché se scrivi dovresti pure garantire a chiunque di poterti leggere e capire. O forse mi sono perso un passaggio? Si, è anche vero che a volte le cose più illeggibili sono quelle più lette, anche solo nel tentativo portato all’estremo di rileggerle un sacco di volte per poter dire ah si, chiaro, adesso ho capito, anche se in realtà non è così. Un po’ come quando si sorride mentre qualcuno ci parla, come per dire, si ovvio, hai ragione, ma in realtà il sorriso significa che “non ci hai capito un acca” e prendi tempo, sperando che la sua prossima frase ti possa illuminare su quello che il tuo interlocutore sta dicendo.
Che sia la famosa crisi del Lunedì del 13 Luglio 2009, dopo aver assaporato il vino del dolce far niente, cullato dall’onda delle sue mani e dalle parole che non vogliono dire, se non il puro significato che puoi trovare aprendo un qualunque dizionario della lingua italiana (o del dialetto locale)? O come direbbe una mia cara amica, è colpa della notte che non ha portato consiglio (lei dice coniglio), ma ha preferito tacere, buttando dal finestrino della tua mente, le sagge parole che oggi, forse solo oggi, non avevi voglia di dire?
E rieccoci con la metafora, che penso sia una malattia curabile solo da “imminentis vacances solubilis” (dal latino inventis) da prendere a forti dose e per un lungo periodo di tempo. Ma purtroppo in farmacia dicono che devo ancora aspettare; questo benefico rimedio non è ancora arrivato.
Come dicono i grandi “ prendiamo atto di tutto questo e facciamone tesoro”, o come dicono i piccoli “pigliamoci solo il tesoro se c’è e filiamo a gambe levate”.
Oh, il semaforo è verde e già il greve suono prolungato di un clacson dice che mi devo dare una mossa, prima che quel energumeno che sta accennando la discesa dal bilico, mi riporti nel mondo delle stelline che ruotano sopra la testa.
Ma lì, ahimè, rimane il mio illeggibile mondo!.

Ci crederai

Ci crederai anche tu,
scoprendo che è più forte l’amore,
che il dolore può si ferire
ma non distruggere ciò che è nato per vivere.
Non saranno parole o silenzi
i tuoi libri di fede,
e neppure i luoghi e le cose
che hanno custodito o raccolto i momenti migliori.
Sarà un forte tuono
e la luce di un lampo,
che ti sconvolgeranno la quiete deriva del tempo.
Agitazioni interiori improvvise,
che nascono nel tuo indefinibile spazio;
chiamalo spirito, chiamalo anima, chiamalo mente,
chiamalo con un nome diverso se vuoi.
Ma quel che si agita è l’inequivocabile ed unica essenza di te.
Ci crederai perché l’hai sempre saputo,
perché un seme per terra può solo cercare di crescere.
Quel che ti può capitare
è semplicemente sentire che l’amore è oltre ogni cosa,
e nello stesso momento in tutte le cose.
E come vedi, non ci sono parole che possano veramente descriverlo,
sei solo tu, che fai la differenza scoprendolo.

Inciampi

Se ti ritrovi ad inseguire le lettere, per poi trovarle accatastate in parole, come se fossero tracce di un incidente avvenuto all’incrocio, forse è il momento di accostarsi a margine del foglio bianco, appoggiare delicatamente la penna e far si che lo spazio silente rimanga deserto, depositario di ignoti destini che non saranno svelati e custode di gelosi segreti a noi sconosciuti.
E’ questione di attimi, in cui tenacemente vuoi rubare al tempo fotogrammi di vita. Al momento sembrano istantanee chiare e permanenti, che velocemente ripieghi in un angolo delle tue sensazioni. Ma tornando a casa ti lasci distrarre da dispettosi pensieri e così, a volte, quel che rimane è talmente sfocato, che non è possibile guardarlo per molto.
L’unica cosa da fare è voltare nuovamente lo sguardo, dove c’è vita, dove l’immagine rimane forte, perchè ci sono parole che mai scriverò ma leggerò solamente seduto all’ombra della mia anima.

Leggero,
come un pensiero che ti accompagna pigro e discreto a qualche passo da te.
Non è tempo di cercare sul fondo,
ne di affaticare lo sguardo per vedere ombre lontane.
Respirare i colori della natura d’estate,
alternando al calore del sole, il refrigerio dell’acqua,
spaziando dalla quiete dell’anima,
alla tempesta delle passioni.
Bisogno di staccare i piedi da terra,
per camminare a mezzo metro dal cielo,
tuffandosi in imprevisti sussulti del cuore.
Ubriacarsi con il profumo della tua pelle,
che assapora il momento di fare l’amore
e lasciare che fuori di noi
il mondo per oggi continui da sè.
Leggero,
perchè al di là dei nostri sogni
c’è il desiderio di esserci in questa realtà,
come fossi nuvola sospinta da deboli venti,
come fossi foglia affidata al lento fluire di un fiume,
come fossi soltanto un piccolo frammento di eternità.

Era una sera buia e tempestosa,
eppure non c’era vento la fuori nel campo.
Sembrava che le nuvole nere coprissero la terra,
eppure non pioveva la fuori nel campo.
Attimi di luce rubati a saette di fuoco,
eppure non si sentiva rumore la fuori nel campo.

L’occhio che scruta da una fessura,
indagando, interrogandosi sulle ombre nel buio del campo.
E dentro l’animo,
senti il calpestio di passi frettolosi nelle pozzanghere.

Un giorno

Oggi,
sento la mancanza delle tue mani,
… che non mi hanno mai sfiorato.
Oggi mancano i riflessi dei tuoi occhi,
… che non mi hanno mai guardato.
Ma tu ci sei, anche se non so dove.
So che un giorno ti incontrerò
e ti riconoscerò fra mille sguardi,
perchè quel giorno vedrò con gli occhi tuoi.
Oggi guardo al domani e resto in ascolto,
perchè forse sei già sul mio cammino
e stai chiamando me.

Il deserto

Non c’è deserto intorno a te che non abbia una fine.

Ci sono giorni in cui ti senti perso, in cui ti guardi intorno e non vedi nulla, solo distese sconfinate di sabbia che si muove e si sposta con il vento. Così i tuoi pensieri che, come migranti, non trovano oasi in cui riposare, in cui distendersi alla frescura di un’ombra e dissetarsi di nuove energie.
E’ il deserto della disperazione, del sentire che il tempo ti sfugge di mano, in cui il passo è pesante, affonda e confonde, lasciando dietro di te inutili tracce che si cancelleranno col vento.
Sull’orizzonte cerchi di sfuggire a quei miraggi che ti hanno descritto, un duro sforzo per discernere il falso dal vero, mentre si insinua come serpe affamata la tentazione di lasciarsi andare, vestita come scelta invitante al riposo.
Ma non disperare mai, perchè ogni deserto ha una fine, un limite in cui la sabbia si ferma e trovi nuovamente la terra. Un limite da cui ricominciare, dove l’acqua non si disperde inghiottita dal nulla ma nutre e crea nuova vita. Ognuno di noi ha la riserva necessaria, ed a volte sconosciuta, per ritrovare la forza di uscirne o per gridare “ho bisogno di aiuto”, perchè anche nel più assordante silenzio di sabbia ci sono voci che si trasmettano fino a chi può sentirle.
E non è questione di crederci, è così.

Sei tu che mi chiami?
Ho smesso di leggere ed ho voltato la pagina,
alzando gli occhi dal libro,
mai pensando di vedere te.
Forse è da un po’ che mi stai osservando,
sorridendo al mio divertito stupore.
Scroscio improvviso d’amore,
che bagna la mia distrazione,
alterando la quiete di un posto diverso.
Si posa sereno il mio sguardo,
nel dolce espandersi del tuo respiro.
Si, sono qua,
come vedi non sono andato lontano.
Passeggiavo distratto,
accompagnando alle parole la percezione di un viso.
Adesso chiaramente lo vedo.

Soffermati.
Chiudi gli occhi e lascia che i pensieri si quietino.
Non inseguirli.
Non cercare, ora.
Lasciati cullare dalla musica e da un sorriso che c’è.
Distendi le tue sensazioni,
accarezzale con il respiro.
Tutto scivola ma non porta via niente.
Solo tensioni che si cancellano,
mentre riscopri il tuo corpo.
Hai solo bisogno di questo momento,
che è solo tuo,
conceditelo,
ora.

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