Nulla può darti forza
come il presente.
Nonostante possa apparire incerto,
opaco su vetri di sfiducia.
Nessuno può ridarti
le scelte del passato.
Nonostante qualcosa possa sembrare uguale,
ricalco su carbone che scolora con la pioggia.
Non cercare nelle sfere degli indovini
o nella lettura dei chiromanti,
e neppure nelle profezie di dubbi saggi.
L’unico oracolo a cui devi tener fede,
non vive in una grotta sulla cima,
neppure nel profondo di una foresta solitaria.
E’ nelle tue azioni e nel tuo pensiero.
L’unico audace guerriero di speranza
non ha armi di rimpianto
ma attrezzi da lavoro per ultimare la sua strada.
Nessuno può sapere cosa vuoi davvero
e cosa stai facendo per renderlo reale.
Di vita non hai che questa,
non fingere mai che sia già finita.
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Ancora, come se non l’avessi già detto, come se non avessi mai provato a trasformarlo, a renderlo evidente e duraturo e pur così semplicemente naturale.
Il sole tramonta, lasciando alle ombre il loro lento avanzare, timoroso ed inevitabile ma pur sempre affascinante.
L’aria è fresca e sparge il profumo del bosco, ripagandomi del duro lavoro. Ora c’è pace e sembra che tutto riposi, che tutto sia al posto giusto, perfino quel ramo spezzato ricoperto dal muschio.
Le cime innevate risplendono richiamando lo sguardo ed il pensiero, mentre una leggera foschia si sparge nella valle e si mescola al fumo dei camini.
Ancora, come se non l’avessi già scritto, come se non sapessi che è dentro queste emozioni che trovi un segreto, che poi così segreto non è.
Ci sono impronte nel fango, passaggi notturni di solitari animali; portano al fiume e la si perdono.
Le gemme sul ramo attendono pazienti i prossimi mesi, dove si apriranno in un’esplosione di vita e di meraviglia, confermando quello scorrere che sembra succedersi uguale, ma che in fondo è ogni volta diverso se lo osservi con sincera curiosità.
Spazi aperti che mi circondano in un abbraccio e che accolgono la gioia che provo. Vorrei condividerli con chi in una stanza racchiude il suo mondo e lascia appese le chiavi di fuori.
Ancora, come un viandante che trova ogni volta la strada perchè sa che ogni direzione sarà quella giusta per arrivare a destinazione.
Ancora sorrido per queste parole che non ti possono condurre dove mi trovo, ma forse possono condurre me fino a te.
Alzo gli occhi e guardo le fiamme che danzano illuminando la sera, che limpida assorbe i miei pensieri e mi regala ancora i colori di una giornata serenamente vissuta.
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Ecco che sale,
come onda sulla battigia
e bagna la sabbia dorata,
per poi scomparire in un batter di ciglia.
Ecco che smuove,
come un mulinello di vento improvviso
e alza la polvere sparsa per terra,
per poi tornare calma e silenzio.
Dubbia rimane la vera sorgente.
C’è chi dice che è a pochi passi dal cuore
e chi canta alla luna giurando di averla trovata.
Per tutti rimane la voglia di riprovare,
di aspettare che arrivi alla foce e si mescoli al mare.
Così è un’emozione d’amore,
che sale, che smuove, che vive,
e pur non sapendo da dove è venuta
non temiamo di poterla toccare.
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E’ quando pensi di essere solo che devi affinare lo sguardo, osservare le sfumature del tempo e del luogo, cogliendo ombre e riflessi, girandoti nella direzione del vento e respirando ogni profumo sparso nell’aria.
Ti sembrerà strano non provare paura ma sentire che ogni pensiero può rimanere in disparte, sospeso tra il richiamo lontano di un rumore perduto ed il contatto di una goccia di pioggia sulla tua pelle nuda.
Nulla è cambiato nello spazio che ti circonda. Differente risulta la percezione che non è solitudine la figura che c’è in uno specchio, ne il contorno di un uomo sullo sfondo ingiallito di una fotografia.
Quando pensi di essere solo è perchè hai dimenticato chi sei e guardi un’immagine vecchia che copre l’orizzonte del tempo.
Non è facile ma è … solo possibile.
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Lo so che sei stanca,
anche se i tuoi occhi ed il tuo sorriso non vorrebbero farlo notare.
Ti abbraccio piano.
Teneramente ti stringo e mimo un passo di danza.
Non c’è un salone festoso con l’orchestra che suona ma solo una stanza disordinata che racconta una giornata quasi finita.
Stretta a me assecondi quel passo, appoggiando la testa al mio petto, dove puoi riposare, dove puoi sentire un battito che a te è dedicato.
Lentamente balliamo,
come se veramente ci fosse una musica nell’aria e non ci arrivasse il rumore di fuori,
come se veramente ci fosse quella rotonda sul mare al posto del confine di queste pareti.
Non ci sono parole da dire quando ascolti una musica,
quando ascolti le note di un amore che sa dare sempre il suo armonico suono.
Un amore che ancora si culla su questi piccoli passi di danza del nostro vivere insieme.
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Ci sono suoni che non si ascoltano,
sono quelli delle emozioni.
Ci sono colori che non si vedono,
sono quelli dei sorrisi.
Ci sono parole che non si leggono,
sono quelle dei gesti.
Ci sono profumi che non si mescolano,
sono quelli delle persone.
Ci sono sogni che non si dicono,
sono quelli della speranza.
Ci sono lacrime che non si versano,
sono quelle dell’animo.
Ci sono confini che non si superano,
sono quelli della paura.
Ci sono sguardi che non si riconoscono,
sono quelli dell’indifferenza.
Ci sono ferite che non si rimarginano,
sono quelle del rimpianto.
Ci sono mani che non si stringono,
sono quelle dei nemici.
Ci sono carezze che non si negano,
sono quelle dell’amore.
Ci sono fiumi che non dividono,
sono quelli della saggezza.
Ci sono strade che non si dimenticano, sono quelle della vita.
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Solerte è il richiamo di una improbabile via.
La sfida di un ardito pensiero.
Impudente il tuo desiderio di assecondarlo
ed impavido il motivo per crederci,
pur sapendo che forse non c’è nulla di vero.
Audace la profezia di non avere rimpianti,
forte di quella presenza che ti porti nell’animo.
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Capire, capire, capire,
come se la chiarezza fosse abbastanza,
come se la nebbia che adesso mi opprime,
potesse dissolversi in questa stanza.
Capire ma senza sentire,
che un sentimento fa anche morire,
se non ci fosse una sola speranza,
se non ci fosse più niente da dire.
E chiudo le mani con rabbia,
aspettando che il ricordo svanisca,
per perderlo in una distanza,
per fingere che ora tutto finisca.
Capire, capire, mentire,
come parole gettate nel vento,
ma non ho provato ad odiarti
ed è per questo che ora ci penso.
Lasciare la notte da sola,
evitando un letto disfatto,
per raggiungere lo stesso posto
che un giorno mi sembrava perfetto.
Non è capire quello che vale,
ne capire cosa rimane,
ma lasciare che sia questo male
a guarire una parte di me.
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Per non dimenticare la crudeltà dei cuori,
la ferocia di mani che non si sono fermate di fronte ai lamenti,
agli occhi sbarrati di un mondo impazzito,
ubriaco da un pensiero di gloria che odorava di morte.
Filo spinato che ha confinato la libertà di uomini uguali,
ha reciso la voce di donne e di bambini che non hanno capito,
strappati da un sogno che si è disperso nei fumi di spettrali camini.
Troppo l’uomo ha da ricordare,
nelle carte ingiallite dei diari scampati alla furia del boia,
nei lager deserti dove avverti l’eco dei cuori spenti,
nelle storie di chi non potrà mai uscire da questo denso dolore.
Non è tempo passato, stipato in pile di archivi,
ed io ho ancora paura,
paura che si possa dimenticare,
imitare nel mondo un orrore che è nato in un uomo
ed è cresciuto nel silenzio di tanti.
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Cos’è che vuoi veramente? Cos’è che cerchi disperatamente inseguendo le illusioni del mondo, pur sapendo che rimangono tali, che non possono darti ciò di cui hai davvero bisogno? E’ forse il tempo il tuo amico migliore, quel tempo che a volte maledici per non averne abbastanza ed altre volte diventa salvezza d’innanzi all’immobilità di scelte non fatte?
Ogni giorno che nasce, a prescindere dalla tua volontà, è traghettatore di speranze, di possibilità da cogliere, di sfide e di rinunce, di serenità e di dolore, di emozioni e di passione. Ogni giorno non è un giorno qualunque per vivere, ogni giorno è quello giusto per essere consapevoli di quello che abbiamo fatto e di quello che vogliamo fare, per se stessi e per gli altri, per chi c’è e per chi deve ancora venire. Ogni giorno è quello della saggezza, dello sbocciare di un nuovo pensiero, dell’essere pronti ad ascoltare un richiamo.
Cosa vuoi veramente da questo giorno? Cosa fai per realizzare i tuoi sogni, i tuoi desideri, per sentirti soddisfatto della vita che hai nelle tue mani? Cosa fai per gli altri che sono il tuo specchio, che sono il tuo riflesso nell’acqua che unisce entrambe le rive dello stesso fiume? Perché vedo intorno a me rassegnazione, un lento trascinarsi per mancanza di forza, un depositarsi di polvere grigia che cambia e spegne i colori? Perché sento che certe parole hanno perso il loro significato ed ora occupano spazio soltanto per colmare un vuoto che abbiamo nel cuore? Perché siamo tanti ma non abbastanza per far fiorire una terra che non è così immensa come crediamo, ma solo un piccolo punto di una frase scritta nel grande libro dell’infinito? Dove sei adesso che ti sto chiamando, adesso che abbiamo bisogno di te?
Ognuno arroccato sopra una cima e dentro il proprio castello, per controllare una valle che è diventata terra straniera, apparentemente vuota e oscura, credendosi salvo da ogni pericolo ma rinunciando per sempre allo spazio libero che lo circonda. Eppure c’è ancora vita nei campi e nei boschi, c’è ancora acqua che scorre nel fiume, ci sono ancora persone che aspettano l’alba di un nuovo giorno, il giorno in cui il portone dell’indifferenza si apre e si vedono uscire costruttori di pace.
Togliamo le maschere, svestiamoci dai panni di chi deve fingere per apparire e presentiamoci fieri con i nostri dubbi e le nostre risposte, con i nostri bisogni e le nostre speranza, con il nostro amore di uomini liberi, coscienti che nulla di quello che abbiamo, potrà essere portato con se nel prossimo viaggio.
Utopia, menzogna, finzione, illusione, ipocrisia, banalità? Esponiti alle correnti, fai che nel brusio si senta la voce; rifletti ed agisci dando una risposta con la tua fondamentale presenza.
Ci sono uomini che hanno insegnato una via pur restando in silenzio, che hanno donato forza pur sapendo di non averne abbastanza, che hanno risposto alla vita pur conoscendo il destino finale. Uomini che hanno avuto il coraggio di credere in se stessi e negli altri, che hanno dato fiducia a nuove giovani menti, che hanno rispettato il luogo della loro esistenza, che hanno realizzato i propri sogni perché erano i sogni di tutti. Uomini che hanno creduto e credono in ogni giorno, perché non c’è un giorno da dimenticare o da lasciar correre aspettando che il prossimo sia migliore.
Oggi è il giorno migliore, perché vinca il sorriso sulla faccia triste del tuo compagno, perché vinca la speranza sulla fredda sensazione dell’abbandono, perché vinca l’abbraccio che dona calore sul gelo del distacco di chi teme un contagio.
E se sarà un giorno migliore non sarà perché il sole è alto e brilla nell’azzurro del cielo o perché nulla potrà mai accadere, ma lo sarà perché anche tu hai scelto di essere luce che illumina e guida chi ancora non è disposto a crederci.
Lo vuoi fare veramente?
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